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I colori della chimica, collezione 14/15

agg. 06.10 (devo ancora sistemare l’indice della pagina) 


agg. 6.10 – A cosa servono i coloranti e le interazioni supramolecolari che si impara(va)no dalla chimica tintoria e delle fibre? era stato il perno della mia conferenza a ICCE/ECRICE Roma, 2012, al termine del lavoro fatto con due delle ultime classi di chimica tintoria e una di tessitura; mi è tornato in mente oggi vedendo questo articolo su Nature (l’articolo è a pagamento, ma basta l’abstract gratuito per avere forse un’idea). Studiando le interazioni tra molecole coloranti e matrici di supporto, giocando tra cromofori puramente organici con capacità tensioattive e composti di coordinazione dall’aspetto biomimetico, si possono inventare nanofibre autoaggreganti che possono agire da fotocatalizzatori per ricavare idrogeno dall’acqua con l’energia solare… Ragazzi che spettacolo la chimica, per chi abbia una sufficiente fantasia e creatività! 
E colgo l’occasione per parlare dei Nobel che stanno per essere assegnati. Se una volta tanto verrà premiata la chimica “dura e pura”, e tra questa sicurmente la bioINorganica, gli autori di questo sono un gruppo formidabile della Northwestern University dell’Illinois, facoltà strepitosa che annovera un bioinorganico come Brian Hoffmann oltre a un eterno favorito per il Nobel, Sir Fraser Stoddart, il mago della chimica supramolecolare e delle nanomacchine. 
Ma sapete che il mio tifo è tutto per Harry Gray del Caltech, che della bioinorganica è uno dei padri, ed è anche “l’uomo dei colori”…


 

“I colori della chimica” è uno slogan molto comune. Cercando sul più noto motore di ricerca, solo in italiano ne trovate oltre 110000 citazioni, che si moltiplicano se poi passate ad altre lingue. Ed è ovvio, perché la chimica ed il colore sono unite fin dalla nascita della civiltà umana: le prime attività chimiche dei nostri progenitori erano legate all’arte, le prime attività artistiche utilizzavano la chimica… anche se né chimica né arte si chiamavano ancora così.

Io stesso l’ho usato in diverse occasioni per intitolare alcune mie cose, tra cui da ultimo una attività di laboratorio di orientamento alla chimica che avevo proposto al Setificio dalla fine dello scorso decennio. La formula si basa su sperimentazioni fortemente interattive: studenti più giovani, tipicamente delle scuole medie, divisi a coppie, sperimentano in proprio, sotto la guida di uno studente poco più grande di loro (di quarta o quinta, ma anche di seconda). Quelli “che sanno parlare” le chiamerebbero attività esperienziali hands-on di peer education, tanto per capirci… Le attività, sorteggiate fra una serie di possibilità che sono state allestite, toccano solo alcune tra le centinaia di diverse in cui la chimica è strettamente legata al colore e che sono ovviamente possibili nei nostri laboratori, in primis nel lab. Pizzala di tintoria e stampa: dalla tintura con indaco o altri coloranti, a “classici” come i saggi alla fiamma e gli indicatori del cavolo… dopo un’ora di sperimentazione, cambio, nuovo sorteggio e ripetizione su altre attività. Alla fine confronto e scambio di idee.

Se oggi riprendo questo titolo è per usarlo come contenitore dei materiali che useremo, nella classi dei due indirizzi di moda e del biennio grafico, quando studieremo in particolare l’interazione tra chimica e colore. Appena riesco do’ anche una struttura interna alla pagina così da facilitarne la consultazione.

Emphasis is on the CLIL method, that  we are using this year with 5M1, of course, but that we will introduce, as soon (and as far) as possible, mutatis mutandis, also with other classes!

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So, let’s start with the Kings of the Loom, 5M1! 

Abbiamo detto che useremo il più possibile il sw libero e, ovviamente, i materiali liberamente accessibili.

Presso molte università è ormai la regola pubblicare su banche dati pubbliche le tesi (intendo quelle di Ph.D., “dissertations”, ma anche le “thesis” che sono quelle di laurea: guardate qui) . Come vi spiegavo, una tesi, comprese le nostre di laurea “old fashion”, comprende sempre una parte introduttiva in cui si fa il punto della situazione con una estesa ricerca bibliografica. Per questo trovo che siano ottimi punti di partenza quando cerco lo “stato dell’arte” su un argomento – a voi, magari, potrebbero sembrare già punti di arrivo, ma perchè fermarsi? Ricordiamoci che un nostro Perito Industriale, forse solo su qualche dettaglio, magari senza troppi approfondimenti teorici, però nel suo piccolo se la gioca senza problemi con molti laureati che non siano altrettanto specialisti. E non è detto che non sappiate riprodurre direttamente almeno alcune delle parti sperimentali.
Ricordatevi di non stampare delle malloppate di carta, prima almeno parliamone insieme così vediamo quel che può servire!

La tesi di cui vi avevo parlato nei giorni scorsi era questa, di Bae Jihyun: Color in Ink-Jet Printing: Influence of Structural and Optical Characteristics of Textiles . Non è recentissima – se pensiamo ai ritmi del web ma soprattutto all’evoluzione di questa tecnica, il 2007 sembra lontano – ma fa al caso nostro da molti punti di vista: c’è una discreta introduzione sul colore e soprattutto sulla sua misurazione, poi ovviamente si passa alla parte specifica e lì, tra profili colore, stampa inkjet e struttura dei campioni, c’è da perdersi…
Visto il lavoro che stiamo facendo, credo sarebbe bello che ve la sfogliaste direttamente, cercando da soli le parti di nostro interesse. Poi naturalmente guardiamo cosa approfondire. 

La dr. Bae ha studiato alla North Carolina State University, una delle più prestigiose per la ricerca sui tessili. Ha studiato invece alla Heriot-Watt di Edimburgo la dr. Salma Farooq, la cui tesi si intitola The Determination of Dyers’ Perceived Components of Colour Difference (Depth, Brightness and Hue) between two similar Colours from their Spectral Reflectance Values. Mi piacerebbe molto che si potesse arrivare a questi livelli di approfondimento; se ci fosse stato ancora il corso di Chimica Tintoria, avrei voluto toccare gli argomenti specifici del suo lavoro. Tuttavia anche in questo caso vale la pena di sfogliare la parte teorica, che tratta maggiormente gli aspetti degli spazi cromatici e delle formule per le differenze di colore – quindi quel che serve per la formulazione automatica e per il controllo di qualità. La dr. Farooq l’avevamo incontrata al congresso IFATCC di Stresa, 2010, dove col suo direttore di ricerca esponeva dei risultati preliminari sul suo algoritmo: è stato lì il nostro primo scambio di contatti con la Heriot-Watt, che per le ragioni che sappiamo non siamo ancora andati a visitare.

Un articolo VERY VERY CLIL direi sia questo, di Paul Green-Armytage, su una prestigiosa rivista scientifica del 2009. Parte da un tema apparentemente bizzarro (si può brevettare un colore? chi è stato padrone di un colore nella storia?) e per rispondere cerca di dare all’idea di “colore” tutti i significati possibili. Lo avevo già usato in passato (anche l’anno scorso in 2G2, sia pure per “guardare le figure”), adesso ho ritrovato il link e ve lo propongo perchè è davvero gustoso, e credo si presti a quelle riflessioni trasversali che dovrebbero essere un nostro obiettivo.

Poi arriva il resto.


Per il colore, come per buona parte delle cose che vedremo quest’anno, sapete che ho molto materiale scritto da me, ma che – avendo ceduto i diritti – non posso pubblicarlo in rete. I riferimenti a molti articoli che ci interessano li trovate nella mia bibliografia su kemia.it. Poi anche fra quelli ve ne indicherò qualcuno che mantiene la sua validità, quasi tutte le riviste ci sono nella nostra biblioteca. Appena sistemiamo i trabiccoli multimediali, vi mostro le mie presentazioni più aggiornate (e ve le giro).


Le app Android di simulazione ed elaborazione del colore che vi mostravo, e molte altre ancora di cui ne ho viste solo alcune, ve le indico di persona.  Trattandosi di siti commerciali, come sempre, preferisco non farne qui una pubblicità esplicita, anche quando sono materiali gratuiti. Oppure, le cercate voi e me ne passate altre?


 Il riferimento ai “due colori in più” che Newton aveva aggiunto ai cinque dell’arcobaleno, cercandoli tra le rare merci dai colori saturi che vedeva nella Londra della Little Ice Age, al momento non lo trovo ma so dove cercarlo; quello è un bell’esercizio di listening per il nostro inglese.


 Per quanto invece riguarda la bellezza della chimica in tutti i suoi aspetti, alcuni spunti interessanti sono qui, e l’URL parla da solo: http://beautifulchemistry.net/

Magari alcuni aspetti riusciranno più immediatamente comprensibili ai nostri chimici, ma in generale, niente male, no?

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(articolo letto 974 volte)

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1 commento »

  1. sergio.palazzi ha detto:

    Mettete le virgole, anche in inglese: https://pbs.twimg.com/media/ByqTEhuCcAEPitl.jpg

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