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“Safety culture is…”

revisione 03.3.2014

“Safety culture is what you do when no one is watching”. 

Niente da aggiungere, se ci pensate.

Siamo capaci tutti (o quasi, visto che ogni tanto piovono delle sanzioni) di tenere gli occhiali di protezione sul naso e non mangiare in laboratorio quando qualcuno ci sta guardando. Siamo certi, se nessuno ci richiama, di non stare consecutivamente per ore di fronte ad un monitor di qualsiasi tipo, stravaccati in posizione antiergonomica e senza mai staccare gli occhi dallo schermo? O di non fare gli scemi in palestra, cosa che presenta innumerevoli varianti? Di quel che può succedere nei laboratori tessili, ne parliamo poi…

Se per te la sicurezza è un valore (sociale, verso gli altri, ed egoistico, verso te stesso) si vede dal fatto che proprio quando nessuno ti guarda rispetti tutte le regole di sicurezza, scritte e non scritte.

Quella frase così efficace l’ho trovata in un tweet di Chemjobber, un chimico industriale e divulgatore con il quale condivido anche l’idea che la chimica sia una questione di paperotti gialli.
Stava seguendo giorni fa un webinar (immagino sappiate cos’è) organizzato dalla American Chemical Society e dedicato alla sicurezza in ambiente chimico, che a mia volta ho avuto modo di sbirciare grazie a lui.

L’ha pronunciata la Dr. Mary Beth Mulcahy, la giovane ricercatrice che teneva la presentazione e che attualmente lavora per il CSB (U.S. Chemical Safety & Hazard Investigation Board).
Il titolo è Tragic Chemical Accidents – Tales, Investigations, and Lessons Learned.

Discute casi reali – e tragici – di grossi guai successi sia nei laboratori didattici sia in impianti industriali, osservando cosa sia andato storto e quale sia la gerarchia delle misure di sicurezza da adottare. Anche se la normativa USA è un po’ differente da quella UE, la sostanza resta assolutamente la stessa.

Il video completo si trova qui, e purtroppo rimarrà disponibile a tutti solo fino al 6 marzo; in seguito – come normalmente avviene – lo sarà solo per i soci dell’ACS. Vedremo eventualmente di organizzarci per averne una copia offline. Dura quasi un’ora, completo e approfondito, interessa sicuramente i nostri “chimici professionisti”, penso a quarta e quinte del corso di Chimica.

Le sole slide della presentazione sono invece qui , partendo da pag. 5 del pdf, e possono comunque servire anche da guida per noi docenti, nell’ambito degli spazi che dedichiamo alla sicurezza nelle nostre ordinarie programmazioni.

Nella pagina che presenta l’iniziativa ci sono anche diversi altri riferimenti utili per perfezionarsi sulla sicurezza, proprio avendo cura di documentare e discutere i casi che sono andati storti, anziché coprirli perché nessuno li veda. Avete presente perché critico sempre l’uso del bianchetto sui vostri appunti? ecco, l’idea è quella lì.

Ho trovato davvero fulminante questo breve filmato che potete vedere su YouTube, After the Rainbow

in cui Calais, una ragazza che aveva la vostra età, si è trovata senza sua colpa coinvolta in un grave incendio a causa di un banale esperimento dimostrativo condotto… beh, giudicate voi come (anzi, se poi mi dite il vostro parere, mi piacerebbe discuterne). E capirete perché si è fatta tatuare proprio la formula di struttura del metanolo.

Sempre a cura del CSB ho trovato anche questo,

dura poco più di otto minuti e può servirvi per incrociare quel che sapete già o state imparando: a proposito di sicurezza, ma anche di come è fatto un grande impianto chimico, dell’importanza che hanno i materiali e le tecnologie, e così via.

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Tra la prima stesura di questa pagina ed oggi, una mia classe ha vissuto un episodio apparentemente banale: installando una semplicissima apparecchiatura in vetreria, una pesante beuta da vuoto si è ribaltata sul bancone scagliando in giro schegge acuminate lunghe anche più di un centimetro. La cosa è capitata mentre due adulti esperti stavano facendo una operazione del tutto ordinaria, e a una spanna di distanza dal viso di un altro adulto esperto, che (in quanto esperto, o perlomeno non troppo stupido) indossava gli occhiali regolamentari.

Un incidente assolutamente da poco, che magari può capitare nemmeno una volta in un anno, a cui forse non diamo nessun peso salvo qualche imprecazione: ma basta che una sola di quelle schegge punti ad un occhio per ottenere una mutilazione definitiva. È chiaro perché tutti, partendo dai più inesperti, devono adottare sempre le misure di cautela necessarie? e non solo quando fanno qualcosa in prima persona, ma anche e soprattutto quando chiunque altro nei dintorni sta facendo qualche operazione, magari apparentemente poco pericolosa? 

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Per tirarci su di morale, approfittiamo ancora di Chemjobber per esaminare un suo brevissimo articolo uscito negli stessi giorni su un importante sito UK: Ringing the changes, in cui spiega le sensazioni quotidiane di un chimico industriale che segue un processo in un reattore, fino al momento in cui il gascromatografo gli dice che tutto è finito bene è può togliersi l’elmetto con un sospiro di sollievo.

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Piccola nota finale. Non che simili materiali sulla sicurezza non si trovino in italiano: per esempio, la Società Chimica Italiana (nella quale, tra l’altro, chi scrive queste righe ha un ruolo ufficiale) ha via via prodotto molti materiali sulla sicurezza, e sicuramente ne produrrà di efficaci in futuro, ma è chiaro che nel confronto con l’ACS ci si scontra sia con la disponibilità di mezzi, sia con una diversa abitudine nazionale a prendere sul serio questi argomenti e quindi a dedicarvi attenzione.

Tra quel che c’è in rete, ho mostrato ad alcuni la riedizione in pdf del mio libro Sicurezza e salute nel restauro, che nel secolo scorso era stato tra i primissimi testi tecnici in italiano a comparire direttamente sul web. Rispetto a tanti adeguamenti normativi è ormai vecchiotto… ha l’età di chi attualmente è in seconda. Ma almeno per ripassare i principi generali, può sempre servire. E poi è gratis, senza pubblicità nè tracciamento di chi lo scarica: per cui, tornando al discorso iniziale, potete dargli un’occhiata senza sentirvi osservati!

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