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Sistema Moda: formazione nel tessile a 360°

Un altro importante appuntamento per capire dove va il mondo della moda e del tessile. Stavolta, a differenza di quanto successo con altri convegni, non c’erano i nostri studenti ma solo un docente, che ringrazia gli organizzatori per l’importante opportunità.

Si tratta del convegno annuale di Sistema Moda Italia – Gruppo Giovani Imprenditori, svolto nella prestigiosa sede della borsa di Milano – Palazzo Mezzanotte – lunedì 27 novembre. Il titolo è stato Formazione Tessile a 360°, particolarmente stimolante dato che non capita tutti i giorni di vedere un’associazione imprenditoriale che dedica uno spazio istituzionale interamente ai problemi della formazione. Sul palco si sono alternati numerosi relatori, quindi daremo uno spazio maggiore agli interventi più direttamente collegati a quanto facciamo al Setificio, con accenni più brevi per gli altri che hanno toccato altre tematiche incluse quelle finanziarie.
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L’ntroduzione all’incontro è svolta da Licia Angeli, presidente nazionale del Gruppo Giovani di Confindustria, che ricorda come nel mondo attuale la formazione deve metterci in grado di competere non solo col nostro vicino di casa ma col mondo, e da Raffaele Jerusalmi, AD della borsa italiana e padrone di casa, insieme ad Alessandra Guffanti, la presidente del Gruppo Giovani di Sistema Moda Italia e motore della manifestazione.

La relazione plenaria di apertura è di Ermanno Rondi, presidente del gruppo tecnico che in Confindustria si occupa in particolare di alternanza scuola lavoro, con il titolo “Scuola e impresa – una partnership strategica”. Data la rilevanza, cerchiamo di darne una lettura più dettagliata.
Analizzando una situazione del mercato in cui il “cliente” diventa un “individuo”, che vive una sua vita continua dove mancano barriere spazio-tempo, osserva come le aziende devono essere in grado di gestire questi tempi e modi di produzione sempre più convulsi. Per resistere ed essere propositivi in un contesto che cambia radicalmente ad una velocità mai vista prima, bisognerà avere una cultura unitariamente tecnico-umanistica, dove l’innovazione continua deve riguardare anche gli aspetti immateriali, inclusa la partecipazione sociale dell’impresa e la fiducia reciproca. Di fronte all’incertezza, alla complessità e alla velocità del mondo, il sapere diventa più importante dell’avere: le componenti aziendali ad “high skills” devono avere competenze eclettiche, tanto tecniche quanto manageriali e relazionali, con il rischio che viceversa quelle a “low skills” si trovino in una situazione che delude le proprie aspettative e porta a conflittualità. A questo proposito è evidente l’importanza della formazione: usando due dati in qualche modo estremi, se la percentuale di NEET in Italia è la più alta al mondo, di fronte a noi sta la Germania dove la formazione terziaria è 100 volte più sviluppata che in Italia.
Considerando il settore tessile nazionale, che ha quasi mezzo milione di occupati, si prevede che nei prossimi cinque anni saranno necessari 47.000 nuovi addetti, di cui oltre 3000 laureati e oltre 16.000 diplomati: si commenta da solo il fatto che gli istituti tecnici del settore al momento abbiano solo 2200 iscritti in tutta Italia!
L’orientamento deve partire, in modo serio, fin dalle scuole medie, facendo capire da subito ai ragazzi quali sono le possibilità e necessità del settore, in modo professionale e non semplicemente di “marketing scolastico”. Ma subito dopo va costruito un reale ed efficace processo di Alternanza Scuola Lavoro. Il quale, ricorda Rondi, non va vissuto come un tirocinio semplicemente rivolto a garantirsi un posto di lavoro dopo il diploma, né come un semplice stage addestrativo, ma come una autentica metodologia didattica, di cui deve essere la scuola a tenere le fila.
Senza dimenticare, tra l’altro, la fondamentale importanza dell’educazione alla sicurezza sul lavoro: in questo caso la collaborazione tra la scuola e l’azienda è ancora più essenziale.

Lo schema formativo che si è delineato in Italia negli ultimi anni si distingue, per esempio, da quello tedesco, perché là esiste il “sistema” duale di educazione, mentre noi si è considerato un “approccio” duale, per superare l’idea [che definisce, opportunamente e letteralmente, volgare] secondo cui il lavoro manuale non sarebbe degno di persone qualificate. Ed in questo caso l’alternanza scuola lavoro permette di collegare uno schema “verticale” delle discipline scolastiche ad uno “orizzontale” delle competenze.
Ovviamente, i docenti stessi devono essere in grado di uscire da un modello di “trasmissione” del sapere, in qualche modo ricollegabile esso stesso a un modello fordista, a quello di “organizzazione” del sapere.
Conclude tenendo presente che la formazione di competenze elevate richiede inevitabilmente dei tempi che non sono quelli, spesso convulsi, delle realtà produttive: in questo caso osserva l’importanza di un percorso biennale come quello degli ITS, che sono stati pensati (ed è opportuno che restino), molto flessibili proprio per essere adattabili a queste realtà. Occorre però riflettere su come mai non riescano a decollare: vanno collegati ad esperienze come quelle delle academy ma anche ai percorsi universitari triennali, di cui non devono ripetere quelli che si sono rivelati degli evidenti errori di impostazione, consentendo tuttavia un possibile percorso integrativo che permette un’eventuale raccordo con la laurea. Il “Work based learning” deve quindi diventare un atteggiamento di fondo del sistema formativo, superando una visione ormai anacronistica di separazione delle culture.

 

Guffanti, al termine di questa relazione densa e puntuale, ha ripreso la parola portando dapprima i saluti del ministro Fedeli, la quale è molto colpita dal fatto che per la prima volta in Italia si dedichi un convegno di questo livello interamente ai problemi della formazione nel tessile (dal quale lei stessa ha sviluppato le proprie esperienze).

Osserva come l’immagine grafica del convegno, che ha l’aspetto di una etichetta tessile, mette sullo stesso piano tutti gli ingredienti necessari per un sistema integrato. Fa quindi una riflessione sui suoi quattro anni di presidenza, concludendo con l’osservazione che Not taking risks is extremely risky.

Per rafforzare l’idea che l’interesse verso i nuovi valori che associamo all’idea del tessile deve iniziare da subito, presenta un’apparentemente curiosa esperienza di Jolanda Restano e Paolo Prestinari, dal titolo “Le mamme digitali come partner del cambiamento“. I relatori, tra l’altro coniugi, hanno studiato il diffondersi di community digitali legate al mondo delle mamme, che vanno a riguardare aspetti come quelli degli acquisti ma anche dell’educazione, grazie ad influencer che raggiungono un gran numero di contatti attraverso le varie fonti di social networking (alcuni video superano il numero di contatti di trasmissioni televisive). Tenendo presente alcuni casi in cui questi fenomeni hanno portato alla diffusione di pericolose concezioni errate (caso tipico, quello degli antivaccinisti), osservano come sia importante che ci siano dei canali che garantiscano un’informazione qualificata, di riferimento.

Il convegno prosegue con un insieme di panel tematici, secondo i livelli successivi della formazione per fasce di età, il primo dei quali è “Dialogo con i ragazzi delle medie”.
Salvatore Toma, di Confindustria Taranto, rileva il bassissimo numero di iscritti a corsi specifici anche per le componenti più prettamente professionali ed operative, come quelle legate ai settori della confezione, verso cui probabilmente le scuole medie non sanno orientare. Imerio Chiappa, il DS dell’ISIS “Paleocapa” di Bergamo [uno dei più stretti parenti del nostro Setificio, e ricordiamo che recentemente abbiamo tenuto là una ripresa del seminario CLIL sul colore], osserva che di fronte a un numero di iscritti incredibilmente basso di studenti dell’area tessile, rispetto alle richieste del mondo produttivo, è indispensabile che gli stessi insegnanti della scuola acquistino una competenza specifica come orientatori, passando attraverso la loro conoscenza diretta delle aziende. D’altro canto, Francesca Fani, di Confindustria Toscana Nord, ricorda il loro ventennale rapporto con l’Istituto “Buzzi” di Prato per portare le esperienze direttamente nelle scuole, con un riscontro spesso positivo che però si è confrontato con un calo di interesse legato alla percezione di una crisi peraltro ormai superata. Cita due aspetti [che anche noi spesso abbiamo ripreso]: l’importanza della presenza femminile nelle posizioni tecniche specialistiche, e il problema dato dalla mancanza di una formazione specifica nella nobilitazione tessile – i “chimici tintori”!

Il successivo panel è “Tessile: Alternanza Scuola Lavoro di qualità”.
Lo apre Shanti Rigamonti, della Tintoria e Stamperia di Lambrugo, qui nel ruolo di responsabile comunicazione di ComOn. Ricorda l’unicità di questa esperienza che dura ormai da 10 anni, e consente di essere molto più visibili localmente garantendo una apertura internazionale ad alto livello (altre figure coinvolte in ComOn, come Marco Taiana, sono tra il pubblico).
Per accentuare l’importanza del settore comasco, Guffanti ricorda proprio l’importanza del nostro Setificio, scuola d’eccellenza anche perché ha scelto l’alternanza scuola lavoro “potenziata”, in cui il collegamento tra azienda e studente deve basarsi tanto sul merito quanto su un reale interesse personale dello studente.
Francesco Ferraris, del Gruppo Giovani Imprenditori di Biella, analizza alcune criticità del loro territorio, tra cui la necessità di trasmettere la cultura d’impresa alle nuove generazioni ma anche la scarsa visibilità; usa la curiosa metafora di aziende “tacchini”, che fanno uova molto più belle delle galline ma non sanno pubblicizzarle con un sonoro coccodè. Dopo un video che illustra progetti imprenditoriali ipotizzati da studenti nell’ambito della collaborazione con le imprese, dà la parola ad una di loro, Camilla, che riporta la propria esperienza.
Michele Lettieri presidente dell’Accademia della moda (che ha recentemente aperto una sede anche a Milano, risalendo da Napoli e Perugia), discute il rapporto tra centri di formazione avanzata e imprese, per quanto riguarda proprio l’attività in azienda, osservando che a volte permane la tendenza ad un rapporto poco strutturato e non coordinato, in cui l’apprendistato viene vissuto come una forma vantaggiosa per avere dei collaboratori e non come un reale percorso educativo. Sottolinea l’esempio delle academy come ulteriore segmento della catena della formazione e ricorda che è sbagliato considerare il mondo del Sistema Moda soltanto come glamour e grandi stilisti, tenendo presente tutte le altre professionalità anche molto qualificate e trasversali.

A chiusura del panel, Marco Cardinalini riporta le esperienze di Confindustria Umbria, con un filmato e una relazione sul tema “Umbria: eccellenza tessile per formazione e occupazione”. Rileva come anche da loro, pure in presenza di un settore che in pochi anni ha avuto un aumento del 30% del fatturato e del 23% dei dipendenti, ci sono ancora pochi iscritti che seguono una formazione tecnica oppure professionale, perché permane la sensazione della “crisi percepita”. Osservando quanto è successo con le scuole alberghiere di fronte ai vari reality televisivi sui cuochi, suggerisce che sarebbe opportuno fare qualcosa di simile anche sul settore moda! Nota poi come, sul loro territorio, sia relativamente più semplice creare nuove imprese nel settore della progettazione del capo e della confezione, le quali possono essere attività anche molto remunerative.

Passando al livello terziario della formazione, si tratta di “ITS:un’opportunità per la filiera tessile”.
Apre Marzia Maiorano, del Gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda, e che segue per l’associazione le attività di orientamento, di cui fa un’ampia panoramica. Segnala un fatto importante, cioè che le stesse aziende hanno spesso un ritorno positivo dall’analisi di ciò che risulta durante queste attività. La formazione ha portato un maggiore coinvolgimento all’interno delle aziende stesse. [Viene spontaneo ricordare che da moltissimo tempo noi partecipiamo alle attività di orientamento di Assolombarda con Federchimica, sul settore chimico, ma che spesso i nostri studenti-performer sono proprio dell’indirizzo Sistema Moda].

Dino Masso, della Tintoria Finissaggio 2000 di Biella, tocca un punto che per noi è cruciale: come dare una specifica qualificazione che supporti le tante necessità delle aziende di nobilitazione, dopo che la riforma degli istituti tecnici ha eliminato lo specifico indirizzo in chimica tintoria? parte facendo un’analisi del settore della tintoria o della stamperia nel suo territorio, notando che nel quinquennio in cui la crisi si è fatta maggiormente sentire il numero delle aziende è diminuito di quasi il 17%. Tuttavia il fatturato è calato solo del 4,6%: ciò significa che c’è stata una selezione che è andata a favore di chi ha saputo o potuto investire in innovazione. La capacità di inserirsi in nicchie di mercato qualificate, anche gli investimenti sulla sostenibilità della produzione, hanno consentito al settore di reggere abbastanza bene. Il problema è ora quello di avere dei tecnici qualificati, che supportino ripresa ed innovazione: l’appeal verso questo tipo di formazione risente del fatto che in ogni famiglia, in ogni gruppo di amici c’è stato qualcuno che ha sofferto per la crisi e si ha la percezione che essa sia irrecuperabile. Nel momento in cui i percorsi della scuola attuale, non soltanto sull’asse dei licei ma anche su quello degli istituti tecnici, non offrono l’elevato livello di formazione scientifico-tecnica precedente, diventa importante la possibilità di avere dei solidi percorsi terziari: fa così un’attenta analisi delle possibilità che si possono intravedere ad oggi sul lato dei corsi ad indirizzo chimico applicato, correlabili al settore della nobilitazione.

[Condividendo in pieno il senso dell’analisi, che solleva un problema molto serio che ci è stato calato dall’alto, riteniamo utile riportare alcuni commenti su cui ci siamo confrontati a margine con il relatore. Dato che l’indirizzo “Sistema Moda” è perlopiù percepito, anche dagli addetti ai lavori, come un erede dei vecchi indirizzi di “Tessitura”, e non viene correlato a quelli di chimica, nella maggior parte dei comparti tessili non c’è ancora un sufficiente ritorno di esperienze sul fatto che, secondo le linee guida nazionali, tale indirizzo include anche una introduzione non superficiale alla chimica delle fibre, della nobilitazione e del colore. Che, se non può surrogare l’elevata qualifica dei vecchi Tintori, quanto meno dovrebbe offrire solide competenze trasversali per capire proprio le attuali e future esigenze tecniche della produzione. La presenza di un nutrito gruppo dei nostri modaioli al recente convegno AICTC di Biella attesta che qualche risultato si riesce ad ottenere. Dopodiché, vale ciò che è stato detto più sopra, ovvero che il numero degli iscritti complessivo ai corsi di Sistema Moda è terribilmente basso, il che non aiuta nemmeno approfondimenti e sperimentazioni didattiche su più vasta scala. Degli sforzi fatti anche di recente al Setificio, per tentare l’introduzione di un corso chimico che riproponga in chiave attuale le esperienze passate sulla chimica della nobilitazione, si è peraltro detto in altra sede].

Sergio Scaltritti, di ITS Cosmo, spiega come la struttura da lui diretta sia una specie di “confederazione” lombardo-veneta, in cui in ogni sede esiste un partner locale che si occupa di uno specifico indirizzo ITS. Osserva che una delle possibili cause che ritardano la diffusione di questi percorsi può essere lo stesso nome: “Istituto Tecnico Superiore” è un termine che difficilmente viene colto da chi lo ascolta, non trasparendo la differenza rispetto ad ITIS ed IFTS, né che si tratti di un percorso parallelo a quello universitario: in questo senso il parallelo già fatto con la promozione data dalle trasmissioni televisive sui cuochi è illuminante. Insiste sul fatto che la non omogeneuità dei titoli rilasciati in uscita è invece un elemento di forza perché attesta che le figure formate in un dato momento in una data sede hanno seguito un percorso aggiornato e contestualizzato.

Il percorso del convegno a questo punto ha un break, con l’intervento del giornalista Roberto Bonzio dal titolo “Silicon Valley italiani di frontiera”. Alternando racconti e immagini, filmati ed esperienze, lancia un caleidoscopio di stimoli verso la fantasia e la capacità di innovare (passando, naturalmente, anche per l’acquisizione di esperienze all’estero, che ognuno può trovare il modo di intersecare nel suo percorso di formazione e di vita produttiva). Analizza alcuni casi notevoli delle esperienze americane degli ultimi decenni, da quelli più immediatamente noti al grande pubblico ad altri non meno prestigiosi, forte anche della possibilità che ha avuto di confrontarsi con italiani di fama mondiale come Faggin o Cavalli Sforza. Perchè all’estero c’è un pregiudizio positivo verso le qualità degli italiani, quando superano il vizio italiano della Sindrome del Palio di Siena: sono disposto a perdere pur di far perdere te.  [Non sarebbe male proporre una presentazione simile ai nostri studenti]. 
Tra i molti flash che appaiono nella esposizione, particolarmente centrato è l’invito  Non andare lungo la strada, ma costruisci tu stesso il tuo sentiero

I giovani imprenditori investono in formazione a 360° è il titolo del panel con cui si riprende, e che si rivolge più direttamente alle esperienze operative dei presenti.
Nazzareno Mengoni porta l’esperienza del Gruppo Giovani Imprenditori di Federlegno, mette in rilievo l’importanza di fare network e di “essere europei, non italiani” come punto di partenza per allargare ulteriormente gli sguardi, in un settore che sta proseguendo anch’esso un percorso di innovazione. Massimo Marchi, osservando che anagraficamente è tutt’altro che giovane come gli altri intervenuti, descrive l’esperienza della Piattaforma Tecnologica per il Tessile e Abbigliamento, operativa da circa due anni per iniziativa di Sistema Moda Italia e TexClubTec, insistendo ancora sulla necessità di rendere più sexy le iniziative per cui si cerca una più ampia diffusione. Alessandro Squeri, del Gruppo Giovani Imprenditori di Federalimentari, punta il dito sulle difficoltà che spesso si hanno a causa delle ben note fake news che influenzano in maniera scorretta il mercato, ritornando al tema di come fornire sui social media dei punti di riferimento di qualità. Barbara Lunghi, della borsa italiana, approfondisce poi alcune modalità innovative per il finanziamento dell’impresa.

L’ultimo panel è infine dedicato a Rinnovare le competenze in azienda.
Elvio Mauri di Fondimpresa presenta alcune possibilità e casi virtuosi per la formazione aziendale, anche allo scopo di riqualificare lavoratori magari già esperti ma che si trovano a dover cambiare impiego. Piero Sandroni, che noi al Setificio conosciamo come nobilitatore ma che è qui come presidente di Confindustria Varese per il tessile e abbigliamento, ricollegandosi anche alla precedente relazione considera l’enorme varietà di esigenze del settore imprenditoriale tessile (che definisce a geometria frattale). Descrive così la piattaforma Crescere insieme nel digitale, che attraverso una lunga fase preparatoria è stata messa a disposizione dell’imprenditoria varesina, con la speranza di diffonderla anche al di fuori del loro territorio. Da ultimo, Francesca Romana Rinaldi (che fin qui si era alternata con Roberto Race nel ruolo di moderatore) interviene per il master interuniversitario Milano Fashion Institute e per i corsi di specializzazione (“tutti in inglese!”) che si rivolgono tanto a studenti quanto ad imprenditori.

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A chiusura, ci sentiamo di congratularci con Alessandra Guffanti per aver saputo organizzare e condurre un seminario così intenso nei contenuti, e che tra l’altro ha tenuto viva l’attenzione dei partecipanti per quattro ore e mezza, non-stop: noi che viviamo la quotidianità di un’aula scolastica o di un corso di formazione sappiamo quanto la cosa sia impegnativa.

 

ultima modifica 10.12.17

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