Navigazione veloce

Something old, something new in chemistry (and textiles) – rev. 4.0

revisione 25.4.14

Ho aperto questa pagina per supplire un po’ alla serie di notizie in breve che nel vecchio blog comparivano sotto La chimica è di moda!

Ma in questi mesi, come sempre, il mondo è andato avanti, e le tecnologie chimiche &C ovviamente sono andate più avanti ancora, dato che sono alla base di qualsiasi innovazione (almeno da quel nostro antenato paleolitico che per primo impastò grasso ed ocra in una conchiglia per ottenere una pittura o un cosmetico – ricordate la notizia, pochi anni fa?). Ho riordinato la pagina in ordine cronologico inverso, così da mettere in evidenza l’aggiornamento più recente.

——————————-

Da diversi anni sono molto attento alle meraviglie della chimica organica applicata (polimeri, fibre, compositi, coloranti e materiali vari), senza dimenticare i virtuosismi di quella inorganica, e trascuro un po’ la grande chimica organica “mainstream”, che andrebbe seguita non solo per le sue ricadute applicative, prima fra tutte quella farmacologica, ma perché spesso è una vera e propria arte.

Una sua variante “avventurosa” (molto praticata anche da aziende farmaceutiche) è quella di cercare e riconoscere biomolecole che possano avere qualche effetto utile e trovare il sistema di riprodurle sinteticamente. Fra i siti che sfoglio, ce n’è uno, Interesting Organic Chemistry and Natural Products, che oltre a dare molti link ad altre fonti tratta spesso di questi aspetti in articoli sufficientemente brevi per i non-specialisti, e la “molecola della settimana” di oggi è troppo simpatica per non segnalarla. Il tetraviniletilene. Non solo qualcuno ha trovato una strada da “green chemistry” per prepararlo con buone rese e rigenerando molti prodotti di scarto, ma anche usarlo come scorciatoia per sintesi di strutture molto complesse. Sappiamo che il problema delle rese e del numero dei passaggi è spesso il più pesante limite per il trasferimento di scala dal laboratorio all’impianto: se servono 30 passaggi per arrivare alla meta, quando anche tutti avessero una resa in media del 90%, la resa finale sarebbe al 3%, generando al tempo stesso quantità enormi di (costosi) reflui da smaltire. Che nel passato hanno portato a disastri ambientali di cui ancora vediamo le conseguenze, tra l’altro.

Qui, l’intelligenza di saper vedere una reazione di Diels-Aldler trasmissiva porta a ottenere in poche mosse singoli diastereoisomeri di strutture analoghe ad alcaloidi. Solo a chi le guardi distrattamente pare di essere un po’ all’opposto dei virtuosismi alla K. C. Nicolaou, o di giovani superstar come Phil Baran, perchè nel costruire musica si può partire da algebre barocche o da pochi accordi blues. L’importante è la fantasia nel comporla e la tecnica nel suonarla.

—————————-

Dato che recentemente abbiamo affrontato i problemi della dissalazione dell’acqua marina / della distillazione dell’acqua / dell’essiccamento dei materiali, specie con la 2C2 e la 4M1 (oltre che, di sfuggita, con 3C1 e con altre classi), guardando in archivio ho trovato questa notizia dello scorso anno. Un ragazzo di 19 anni che aveva vinto il concorso biennale per un impianto capace di funzionare ad energia solare (termica), in modo passivo, usando una tecnologia a membrane. Qualcosa che potrebbe essere sviluppato anche con tecnologie e materiali tessili, sia come progettazione sia come nobilitazione. Magari avvalendoci anche della nostra stampante 3D, appena tornerà operativa, chissà.
Mi fa ricordare quando insegnavo Tecnologia Chimica Ambientale al Monnet, e avevamo sviluppato un progetto di forno solare, molto rudimentale ma idoneo per cucinare nei paesi a basse latitudini.

Concorsi internazionali per giovani ricercatori come quello organizzato dall’Università Tecnica di Monaco ce ne sono molti e su vari temi, inclusi quelli del riciclo dei materiali per scopi tecnologici e non solo per happening artistici (e su questo ci eravamo intrattenuti all’ITMA di Barcellona). Voi ci siete…?

———————————————————-

Se invece volete stare a cavallo tra chimica, tessili, nuovi materiali e nuove tecnologie, potreste dare un’occhiata a questo rapporto E-Textiles: Electronic Textiles 2014-2024 appena pubblicato da un centro di ricerca sulle nuove tendenze tecnologiche (eh sì, cari amici modaioli, mica solo voi cercate le nuove tendenze e ascoltate ansiosi i trendsetter!).

Non ve ne offro una copia perché la versione più economica costa 4000 $.
4000$.
Ma c’è qualcuno che spende quattromiladollaronitonditondi, come dire duemilanovecentoeuri , per uno studio che racconta dove va l’intreccio tra il tessile e l’elettronica? evidentemente sì, e se lo fa è perchè spera di guadagnare molto ma moooolto di più lavorando in queste ricerche.

Ricordate che qualche anno fa anche una nostra classe si era classificata sul podio del più noto concorso comasco per l’innovazione? che avevano inserito validamente delle fibre ottiche per realizzare tessuti luminosi, mentre avevano desistito dall’idea della canapa fotovoltaica solo per l’impossibilità di trovare delle fibre idonee – che oggi sono invece già materiali commerciali? Che poi una di loro aveva raccolto nella tesina di maturità il parere di uno dei più importanti esperti italiani sugli smart textiles per usi clinici e sportivi? E che magari di queste cose se ne è parlato a Dalmine meno di un anno fa, presenti alcuni di noi?

… leggete l’indice degli argomenti. Se vi serve qualche informazione, su qualche limitato settore potrei anche averne qualcuna da darvi, in attesa che arrivi il primo spin-off multizillionario made in Setificio!

——————————-

Sappiamo che nel campo dei nuovi materiali l’innovazione è continua, sia per lo studio di sostanze, formulazioni e strutture di compositi, nanomateriali, sia per gli aspetti applicativi dall’elettronica al biomedico, dall’ambientale all’energetico.

Ma anche l’analisi chimica procede in modo spettacolare, e questa per chi se ne intende un po’ è una vera bomba. Gli studenti di chimica e materiali e i conclusivi chimici tintori probabilmente hanno qualche conoscenza tecnica dell’incidente di Seveso, 1976, ed anche agli aspiranti biotecnologie ambientali capiterà di affrontare il tema della spettrometria di massa, una delle più potenti e diffuse tecniche analitiche. Nell’estate-autunno del ’76, noi sbarbatelli chimici del Setificio sentivamo chiederci dai nostri amici non solo cosa fossero quelle diossine e quei clorofenoli, ma anche se avevamo un’idea di come funzionasse la GC-MS, “gascromatografiaconspettroscopiadimassa” che per la prima volta veniva presentata al grande pubblico… dopo un decennio sarebbe stata ospite fissa almeno di tutti i telefilm polizieschi in camice bianco.

Oggi viene presentato da una azienda il primissimo spettrometro di massa portatile, in configurazione rugged ovvero predisposto per lavorare in ambiente pericoloso. Fantastico sul terreno di incidenti, operazioni militari e simili, ma anche per il controllo delle condizioni sanitarie. E lavora a pressione ambiente, senza richiedere le tecniche di altissimo vuoto che relegavano i suoi antenati a laboratori piuttosto ingombranti. Non vogliamo fare pubblicità all’azienda, anche se inevitabilmente quasi tutte le innovazioni tecnologiche vanno di pari passo con chi le introduce sul mercato ma per quelli di noi che già sanno valutare di cosa si tratta potete guardare qui (attenzione all’acquolina!)

————————————————————————————————-

 

(segue………………….)

 

(articolo letto 578 volte)

  • Condividi questo post su Facebook

Lascia un commento

Devi fare il log in per inserire un commento.