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Un premio Nobel di Moda…?!

Stamattina abbiamo guardato, in diretta streaming da Stoccolma, l’assegnazione dei Nobel per la chimica. Non è la prima volta che ci capita, ma stavolta – in 5M1M – aveva un significato particolare perchè lo inquadriamo tra le attività CLIL: ascolto e lettura di un argomento pertinente ma che non conosciamo a priori, in un certo contesto linguistico etc. etc.
Quindi, all’avvicinarsi della diretta abbiamo smesso con le formule e gli schemi sulla tintura delle fibre che c’erano sulla lavagna, e ci siamo concentrati sullo schermo.

Ed ecco i nomi… Devo dire che, pur essendo prevedibile, mi è spiaciuto che ancora una volta non l’abbia vinto Harry Gray, “l’uomo dei colori” di cui abbiamo già parlato altre volte. E per cui tanti nel mondo facevamo il tifo.
Ma, urca, caspita, perdinci… sir J. FRASER STODDART!, insieme a Sauvage e Feringa, meno “superstar” ma comunque fondamentali per l’invenzione e la realizzazione delle macchine molecolari!  

Che, poi, Stoddart era uno a cui avrebbero potuto darlo in diretta, già quando pubblicò le sue prime realizzazioni a cavallo tra anni ’80 e ’90, tanto bella e spettacolare era la cosa. Era uno dei superfavoriti che ci si aspetta sempre di vedere tra i premiati. Lo hanno dato ora, quando addirittura le macchine molecolari iniziano ad avere delle applicazioni pratiche. 
Non sto qui a dilungarmi nello spiegare queste cose che, quando eravamo ancora all’università, leggevamo ad occhi sgranati dicendo “non è la solita ordinaria chimica organica, magari con qualche sprizzo di chimica fisica, qui siamo tornati all’autentica chimica-senza-aggettivi, e la stiamo aprendo al futuro.”
Erano anche gli anni in cui, finalmente, si riuscivano a “vedere” gli atomi, e addirittura a manipolarli uno per uno per costruire “oggetti”.
Ma c’è differenza rispetto a queste ultime meraviglie. Nella sintesi dei catenani, dei nodi borromei, e di tutte le altre “molecole ornamentali”che hanno in breve tempo aperto la strada alle macchine molecolari, la sintesi su dimensioni nanometriche avviene per via macroscopica, come sempre han fatto i chimici: non toccando un atomo per volta,  ma facendo reagire quantità macroscopiche di molecole, scelte con straordinaria creatività, per produrre quantità chimiche significative di sostanze pure.

Non singoli atomi, ma micromoli, poi millimoli, poi anche moli di “oggetti” che simulano organi e funzioni che si trovano in natura, ma sono interamente sintetici. E che possono trovare applicazioni pratiche mai viste prima.

Per spiegare qualche dettaglio in più, lascio spazio al comunicato stampa del Nobel. Ci sono anche link a video spettacolari, come la REALE ripresa di una “molecola a 4 ruote motrici” che cammina…!

Se inquadriamo la cosa nella storia, possiamo pensare a quando la chimica organica industriale nasceva e cresceva a fine XIX secolo, per produrre i coloranti sintetici: costruendo gli oggetti dello studio insieme alle teorie che li spiegano, e cambiando la qualità della vita dell’umanità.
O alla grande scienza dei materiali avviata dapprima nel campo dei polimeri, in quel periodo magico che va da Staudinger e Carothers a Natta e Kwolek, e i cui metodi sono stati poi estesi progettando anche ben più complessi materiali inorganici e compositi “à la carte”.

Ma, tornando stamattina alla nostra aula 79, abbiamo visto lo speaker di Stoccolma illustrare diagrammi ed esempio sui passaggi di scala – da molecole a oggetti macroscopici – che… 
che erano molto simili a quelli che stavamo tracciando e discutendo pochi minuti prima, sulle dimensioni relative di coloranti e fibre, su come possiamo guidare chimicamente un colorante in una struttura per fare in modo che vi si fissi, eccetera.

Gulp.

Un po’ come avevamo detto presentando i lavori del Setificio all’ ICCE-ECRICE di Roma 2012: l’approccio con cui si spiegano a scuola da almeno mezzo secolo le relazioni tra fibre, coloranti ed ausiliari, anticipa e mette in pratica l’approccio supramolecolare che oggi in tanti cercano di sviluppare per spiegare la chimica in modo moderno.

E allora, mandando questo tweet in diretta, vi assicuro che ho sentito un brividino.

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