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Colloqui sullo stage, l'esame e tutto il resto

I nostri eroi delle quinte hanno iniziato il 2013 con due settimane di stage in azienda. Una esperienza che può essere a volte entusiasmante, rare volte (per fortuna) poco soddisfacente, ma mai banale: spesso risulta indimenticabile anche per chi poi si dedicherà a tutt'altro. Per me era stato così, quel luglio 1978 tra la quarta e la quinta, in una tintostamperia, dato che molti anni dopo avevo saputo costruirmi una professionalità nel settore anche ripensando a quelle prime limitate esperienze. Mi pare sia così per chi lo svolge oggi, stante che il Setificio mette in grado di svolgere non uno ma addirittura tre periodi (nelle estati tra terza e quarta e quarta e quinta, e durante la quinta).

In 5C2, classe di cui sono coordinatore e di cui tutto lascia supporre sarò anche commissario interno d'esame , avevamo concordato che al rientro ci sarebbe stato un pomeriggio in cui, al posto delle lezioni in laboratorio, ci saremmo dedicati a una sequenza consecutiva di esposizione di tutte le proprie esperienze durante lo stage. Ognuno ha avuto a disposizione uno spazio di 10 minuti, secondo questa traccia concordata (grazie, Giorgia):

- periodo di lavoro
- luogo
- caratteristiche dell'azienda
- reparto in cui si ha svolto lo stage
- mansioni specifiche.
- spiegazioni (esauriente) delle mansioni svolte
- commenti.

Così, abbiamo sorteggiato con il lancio della moneta la "lettera" da cui iniziare i colloqui e ci siamo messi all'opera.

È interessante notare che sia gli spettatori/relatori/esaminandi sia i due docenti/uditori/commissari si sono sottoposti ad un tour de force di 4 ore, con il normale intervallo alle 16. E non è facile, specie per chi non è abituato. In questo modo abbiamo cercato di ricostruire il contesto in cui si svolgerà il colloquio d'esame: che alcuni sosterranno all'inizio, riposati ma un po' alla cieca e con l'adrenalina ancora bassa, altri invece alla fine quando l'attenzione di tutti tende a calare.

Le esposizioni hanno avuto una lunghezza mediamente intorno ai tempi previsti, con alcune eccezioni in cui il candidato ha saputo mantenere l'interesse per un tempo maggiore senza che nessuno sentisse il bisogno di interromperlo, mentre qualcuno si era preparato per un tempo decisamente più breve. Tutti sono stati oggetto di domande da parte dei due docenti ma anche, e in maggior numero, da parte dei colleghi in veste di "commissari aggiunti". I docenti hanno preso appunti in base ai quali, volutamente a mente fredda, daranno poi una valutazione formale.

Abbiamo preso nota di alcuni punti emersi durante l'esposizione, uno dei quali evidente: nessuno aveva preparato una traccia da proiettare. È vero, avevo premesso che le presentazioni fatte con-il-più-noto-programma-di-una-nota-azienda hanno ormai stancato. Già nel secolo scorso non se ne poteva più di vedere giochini di transizioni che si inceppano, effetti di luce e colori che sullo schermo risultano osceni e/o illeggibili, turbamenti gastrici da accumuli di caratteri e corpi, elenchi puntati e numerati che sembrerebbero pedanti ad Azzeccagarbugli, sforzi patetici di superare Spielberg o Cameron in quanto ad effetti speciali, e così via. Al punto che per qualcuno la-proiezione-fatta-con-quel-programma-là è quasi sinonimo di sciatteria da truzzo e incompetenza da dilettante.

Ma questo non vuol dire che nessun tipo di proiezione sia la soluzione migliore: il supporto visivo di qualche immagine appropriata, di brevi linee di testo, aiuta sia il relatore sia l'ascoltatore durante l'esposizione, per mantenere un filo logico e anche per guidare i tempi. Lo si usa nelle conferenze, nelle lezioni tecniche, nel lavoro. E se non si nota il tipo di impostazione usata per la preparazione delle pagine, vuol dire che ci si sa servire del mezzo senza esserne asserviti. Anche perchè avete notato che, quando si tratta di fare qualche disegnino alla lavagna per spiegare punti non chiari, dover improvvisare sotto tensione senza invece disporre di materiale già preparato può generare momenti di terrore.

Mi piacerebbe che adesso si riuscisse a preparare un testo riassuntivo in cui tutti mettano per iscritto quanto hanno esposto, incluse le correzioni relative alle domande, come si fa per gli atti di una conferenza; vedremo se ne esce una cosa pubblicabile.

In vista del colloquio d'esame, d'altro canto, avete capito come sia mooolto più stimolante ed attraente una propria riflessione svolta autonomamente sul proprio lavoro, che si conosce e che da cui si sono ricavati stimoli positivi, rispetto a certe indecorose esposizioni della c.d. tesina che oscillano tra il tipo "per italiano vorrei dire... per diritto vorrei dire... in ìnglisc ài séii..." o, in alternativa, il tentativo di ripetere goffamente a memoria testi scopiazzati con tutti gli errori&orrori che trovate in rete (e che vengono sgamati prima ancora che voi iniziate ad esporli). 

Alla prossima. Avanti così, visto che stiamo iniziando a prepararci seriamente.

E non dimentichiamo che, con il passaggio al progetto formale "alternanza scuola lavoro", già da quest'anno le esperienze in azienda verranno ulteriormente strutturate ed arricchite come momenti didattici pienamente inseriti nel curriculum annuale.

 

 

 


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