Istituto Statale di Istruzione Superiore Paolo Carcano

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Digitalia - alcuni spunti didattici tra chimica, colore e ICT (+ grafici e foglio di calcolo)

Nei giorni scorsi il nostro collegio docenti si è pronunciato per l'introduzione di progetti di “didattica digitale”. Mi sembra quindi un titolo adatto per fare un aggiornamento dedicato soprattutto alle due quinte di Chimica Tintoria, ma che credo possa essere utile anche per molti altri. Il filo conduttore è quello del digitale nella scuola.

Avrei potuto scrivere quattro pagine differenti, ma per stavolta preferisco tenere le cose insieme e metto un indice qui all'inizio

... la comunicazione digitale non è mai neutra...
...
scrivere wiki-pagine aiuta ad imparare (ma al Setificio lo facevamo da sempre?)...
...
i file di dati spettrofotocolorimetrici per i lavori delle nostre due quinte (e non solo)...
...
il nuovo numero di Digital textile, una rivista interessante...

 

Primo spunto: la comunicazione digitale non è mai neutra.

In altre sedi ho ricordato come, per esempio, Wikipedia sia per sua natura aperta a contaminazioni o deviazioni. Gli autori, magari in buona fede, possono dare spazio a idee conformistiche o luoghi comuni che spesso vanno in direzione opposta rispetto a ciò che vorremmo trovarci. Wikipedia è uno strumento molto valido non per i principianti, ma per qualcuno che sia già abbastanza competente da capire con spirito critico quel che vi si trova. E, attenzione, volutamente parto da Wikipedia, che è una struttura altamente meritoria e di qualità: sarebbe troppo ovvio citare le migliaia di siti che campano diffondendo le bufale più assurde.

Un'altra opportunità di Wikipedia è quella di poter confrontare contemporaneamente le diverse versioni linguistiche: abbiamo già usato molte volte questa opportunità nelle lezioni in aula video, sia per venire incontro ai problemi di qualche studente straniero che ha difficoltà con l'italiano, sia soprattutto per scoprire come i “vizi” e le abitudini di un certo paese possono non essere condivisi altrove. Ricordate il confronto fra tante voci chimiche scritte in italiano e le corrispondenti in inglese ed in altre lingue, che mi è capitato di mostrarvi, e che spesso sembrano parlare di cose completamente diverse?  Ricordate magari come sia facile sgamare lo studente che, senza sapere di cosa parla, copia e incolla da Wikipedia senza almeno fare questi confronti?

Proprio ieri (grazie a Twitter, of course) mi hanno segnalato questo articolo del New York Times, “This story stinks”, che descrive uno studio su come i “commenti” alle pagine web possano influenzare in modo decisivo la percezione di quanto viene riportato nella pagina stessa.

In un esperimento sullo studio della comunicazione web sono stati proposti a dei volontari dei commenti ad una pagina che parlava di nuove tecnologie (nanoparticelle d'argento: ricordate?). Tanto la notizia quanto la prima serie di commenti erano inventati dagli autori, solo che a metà del campione si sono proposti commenti fra loro contrapposti, ma tutti con toni civili. All'altra metà si sono proposti commenti che invece si contrapponevano con toni grevi, incivili e ricchi di insulti.
Cos'è successo? che la percezione dei pro e dei contro della ipotetica nuova tecnologia descritta nell'articolo veniva accolta in modo sereno da chi aveva letto i commenti razionali, ed in modo molto più drastico e rude dagli altri. Cosa non trascurabile: chi aveva letto una contrapposizione fra insulti tendeva ad essere meno favorevole alla nuova tecnologia e più portato a vederne soprattutto i (supposti) difetti. 

Esercizio: provi a ripensare a quante volte può esserti capitato magari di recente? Mai visto qualcosa di simile parlando non solo di tecnologia, ma magari di politica o di musica?

Resto dell'idea che una seria e serena cultura scientifica è anche tra le basi più importanti per una società democratica...

 

 Corollario all'idea precedente: Ma al Setificio le wiki-pagine non ci ricordano qualcosa?

 

Brian P. Coppola, i cui affascinanti lavori ho già citato spesso, ha pubblicato recentemente sul Journal of Chemical Education questo articolo: Writing-to-teach: A new pedagogical approach to elicit explanative writing in undergraduate chemistry students, che segue il precedente Improving Science Education and Understanding with Wikipedia . Lo ringraziamo per ospitarli sul suo sito, così che noi li possiamo leggere senza abbonamento.

Il superprof in questi due lavori ha seguito dei progetti di ricerca in cui si mostra come uno studente può imparare molto meglio una materia quando si impegna a scrivere delle pagine originali che altri possano studiare. Nel suo caso si tratta della chimica organica, una materia che non soltanto dalle nostre parti viene spesso insegnata/imparata in modo faticoso e poco proficuo.

I metodi didattici che Coppola cerca di proporre nei più avanzati college ed università americani, come ho detto più volte, mi sembrano riprendere le tradizioni culturali e metodologiche degli Istituti Tecnici italiani (altroché scuole di serie B, dovremmo essere il top della scuola italiana da esportazione!).

Mi sembra di sentire qualcosa di simile anche nell'impostazione di come dovrebbero essere i rapporti tra studenti e insegnanti, per i quali ha riportato le belle ed intraducibili espressioni cinesi shixiong e shijie (mi scuso per la grafia ma non riesco ad inserire né gli ideogrammi né i caratteri speciali). Come mi ha aiutato a capire una nostra amica cinese, hanno un contenuto davvero forte di significato affettivo, familiare, nell'indicare la relazione tra i diversi discepoli di un maestro, e mi ricordano per analogia le frasi che si sentono durante le riunioni dei nostri ex-allievi.

Ma da quei due articoli di Coppola mi sembra fin troppo evidente il richiamo ai testi in uso al Setificio.
Le nostre materie, specialistiche, spesso molto legate all'avanzamento scientifico-tecnico, non hanno mai avuto la possibilità di appoggiarsi su libri di testo standard, ed hanno sempre preferito i testi autoprodotti, le dispense i cui pregi e difetti sono così caratteristici che vi avevo addirittura potuto dedicare uno studio storico (
qui trovate l'abstract).

La produzione di dispense, in tanti momenti della nostra storia di bigàtt, ha visto la stretta collaborazione tra docenti e studenti, e non solo per il noioso lavoro di dattiloscrittura delle matrici per il ciclostile.
Penso a quanto lavoro la nostra 4^/5^B di fine anni 70 aveva fatto, in particolare, con Mario Frigerio, Gabriella Fusi Alberti e l'indimenticabile Anselmo Pizzala.

Però attenzione: non c'è niente di più lontano da una dispensa che una semplice raccolta di fotocopie (o di pagine web) cucite insieme da una (triste) spirale di plastica.
Scrivere qualcosa di proprio non è copiare, nemmeno quando in buona parte consiste nel raccogliere e collegare informazioni già disponibili. Anche da quei due recenti studi risulta che chi produce materiale scritto in cui semplicemente raccoglie quanto sentito dal professore, non ha un significativo miglioramento rispetto ai suoi compagni. Ma chi lo rielabora cercando di capire e spiegare qualche punto meno chiaro,  si trova ad avere una marcia in più.

Una buona dispensa, anche se grezza, è un lavoro originale e vivo, che può essere capito assai di più da chi ne è il destinatario, che da un lettore qualsiasi... in fondo anche queste righe che scrivo per te mi sembrano discendere da quella lontana abitudine. 

E allora, boys&girls, quando cominciamo? ...

 

I dati spettrofotocolorimetrici degli ultimi lavori di 5C1 e 5C2

 

... perchè su cosa scrivere c'è solo l'imbarazzo della scelta.

Eccoci qua, con un bell'argomento fresco da trasformare in una dispensa. Meglio se in pdf, con tante belle scansioni o foto colorate... ne vengono fuori molte pagine.

I file che trovate in allegato contengono due serie di misurazioni.

Quelle di 5C1, svolte materialmente dalla premiata ditta Laura&Samuele, riguardano quei campioni di cotone pesantissimo (ehm... caratteristiche del tessuto?) che abbiamo volutamente tinto in maniera sbagliata con due coloranti diretti, per raccogliere informazioni sulle funzioni dei diversi ingredienti e delle diverse condizioni di lavoro.

La differenza di colore tra i campioni tinti e gli stessi dopo saponatura, la formazione di macchie e gradienti di colore, l'effetto della digrezzatura o del candeggio possono rendere questo lavoro molto interessante per chi verrà dopo di noi, oltre che essere un buon compagno - insieme al materiale dello scorso anno scolastico - per accompagnarci alla maturità.

Quelle di 5C2 raccolgono invece dati su quelle particolari bobine di tessuti per accessori di abbigliamento che un nostro amico periodicamente ci fornisce; si riferiscono al tal quale, greggio, che adesso proveremo a purgare e/o tingere tenendo conto delle diverse composizioni di trame e orditi, per valutare i risultati di lavorazioni un po' meno ovvie e scontate. Poi, ricordiamoci che con i metodi del Reg. 1007 potremmo anche svolgere una analisi quantitativa....

Cominciamo a caricarli sui nostri fogli elettronici personali, e ad esercitarci a manipolarli con le formule che conosciamo dall'anno scorso e che, in qualche angolo di questo blog, troviamo ancora direttamente pronte. Presto infatti svolgeremo anche quella esercitazione "poco" guidata con verifica finale, di cui più volte abbiamo parlato.

Tornando al contesto di questo articolo, mi piacerebbe che potessimo perlomeno lavorare su file condivisi in tempo reale, un po' con il meccanismo wiki o con altre piattaforme analoghe. Scambiarsi i file lentamente via e-mail fa così tanto XX secolo, vecchio-vecchio-vecchio... e anche passarseli via bluetooth o NFC significa comunque non avere una effettiva condivisione in tempo reale ed a distanza.

C'è tuttavia un problema che personalmente mi ostacola.
Molte piattaforme, incluse alcune che sono concepite espressamente per la didattica, collocano i materiali in lavorazione in un database remoto, di cui gli autori non hanno la proprietà esclusiva: anzi, in alcuni casi è espressamente previsto che il proprietario del server può usare i nostri materiali per i suoi scopi. E a me, detto chiaramente, è un meccanismo che non piace.
Anche per quello, personalmente, pago per avere un sito mio, con mie caselle di posta e spazi di memoria, anzichè usare tutti quei servizi gratuiti che voi usate normalmente (senza parlare di facebook, che meno lo vedo e meglio sto).
Mi ha scoraggiato persino dallo studiare una piattaforma come Prezi, che permette di svincolarsi dagli ormai stantii file PPT (con le solite noiose animazioni, i soliti effetti risaputi, le solite ridondanze di colori, sfondi, caratteri... uff); è vero che per usi didattici può essere scaricata offline, però ugualmente mi lascia un po' scettico.

Sarebbe invece bello poter disporre di utensili efficaci direttamente su questo sito - dobbiamo parlarne con la webmaster - perchè almeno sappiamo dove sono i materiali e chi ha la possibilità di vederli ed usarli, con licenze CC e tutto il resto, e possiamo tenere per noi quel che desideriamo fino al momento di pubblicare un prodotto finito. 

 

L'ultimo numero di Digital Textile

E adesso un po' di relax e lettura. Digital textile è una rivista, neanche a dirlo, in formato elettronico. Potete consultare gratis l'ultimo fascicolo (il primo del 2013) a questo indirizzo. Suggerisco, oltre alla lettura "stile impaginato" online, di scaricare la versione pdf, una decina di MiB che però posono essere più comodi per chi non abbia linee troppo veloci.

Come capita per questo genere di pubblicazioni tecniche, gli articoli sono molto più pubblicitari o parapubblicitari che non strettamente scientifico-tecnici o perlomeno gestionali. Tuttavia, per noi che ormai siamo già dei discreti esperti (vero?) è interessante vedere quanto il mercato si evolva rapidamente, consolidando quel che abbiamo visto a ITMA 2011 e alla conferenza di S. Abbondio di sei mesi fa ed affiancandovi già idee nuove.

Al tempo stesso possiamo vedere che certe tendenze stanno diventando comuni, come anche le riflessioni - ad esempio - sulle diverse filosofie dei produttori di stampanti, cha abbiamo discusso e rielaborato anche tenendo conto dei risultati della tavola rotonda.

Altri spunti interessanti sono la varietà di inchiostri proposti da diversi produttori, così come il mercato ormai sicuro delle stampanti su capo finito. Le quali permettono di ottenere prodotti analoghi a quelli realizzati con stampa a pigmento serigrafica (ricordate gli esercizi ginnici che abbiamo fatto a Barcellona grazie a quel simpatico produttore yankee?) ma con gli evidenti vantaggi che associamo alla stampa digitale diretta: niente quadri, rapidità, mancanza di volumi minimi per arrivare a redditività, etc.
Ovviamente la filosofia dei produttori di queste macchine e dei relativi inchiostri coprenti pesantemente pigmentati è assai diversa dalla "delicatezza" di quella ad inchiostri superfluidi tipici della stampa di genere comasco.

Però non vi dovrebbe sembrare proprio una novità, visto che anche sui cataloghi di produttori a noi ben noti sono presenti esempi simili, e che la nostra stampante a carrello piano (quella che non abbiamo mai usato direttamente, finora) si presta a stampe di questo tipo.

Vogliamo parlarne?

 

(3^ integrazione 01042013)

Matassine che mostrano l'effetto delle differenti condizioni di tintura a parità di colorante impiegato
AllegatoDimensione
5c2 060313 export_labch_oriz.txt1.64 KB
5c2 060313 export_labch_vert.txt4.35 KB
5c2 060313 export_rifl_oriz.txt2.67 KB
ksval 5c2 060313.txt6.54 KB
labch 5c1 020313.txt9.63 KB
rifl 5c1 020313.txt5.38 KB
ks 5c1 020313.txt13.02 KB
spettrro 10 nm prova.odt11.66 KB
ks_matas.txt7.43 KB
matas_labch_oriz.txt1.95 KB
4S ksval.txt14.64 KB
4S export_labch_oriz.txt3.7 KB
grafico_ks.jpg23.36 KB
grafico_rifl.jpg19.92 KB
foglio_campioni.xls29.5 KB

... e il colore interessa anche gli artisti?

E' oggi alle 18 ora locale, l'ho visto un po' tardi per prenotare un volo a Philadelphia:

http://www.chemheritage.org/visit/events/public-events/2013-04-17-fellow...

La conferenza riguarda quel momento storico in cui taluni artisti erano ancora molto interessati alle metodologie scientifiche nello studio del colore, prima dei momenti di oscurantismo del XX secolo.

Chevreul era un pittore che ha dedicato molto del suo lavoro a studiare la percezione cromatica; la conferenza tratterà anche delle difficoltà nell'accettare i nuovi pigmenti sintetici (organici ed inorganici) che la chimica industriale metteva a disposizione di tutti nella seconda metà del XIX secolo.

Il problema della durabilità e della conservazione di questi materiali non era nuovo: tutti gli sperimentatori, dai gotici italiani del tempo di Cimabue e Giotto ai grandi rinascimentali, Leonardo in primis, hanno avuto i loro problemi nel ricercare nuovi materiali (leganti e pigmenti) ed hanno lasciato a noi la difficoltà di tutelare ciò che si è conservato. Esperienze ancora troppo limitate potevano consigliare solo di fidarsi delle esperienze degli "antichi", ma questo andava contro la fantasia e la creatività in un periodo in cui erano proprio gli artisti tra i primi a spingere verso la nascita della chimica moderna.

D'altronde, la conservazione di pigmenti e coloranti "storici", spesso irriproducibili perchè legati a particolari tecniche produttive che possono anche essere perdute per sempre, è un problema ben noto nella letteratura scientifica. Fortunatamente, il Setificio possiede ancora una sia pur modesta collezione di materiali di questo genere.

 

Il colore interessa anche i grafici?

Noi abbiamo tanti grafici tra noi, e mi piacerebbe che anche loro potessero confrontarsi con noi chimicastri per quel che riguarda la gestione del colore.

Il "lavorone" dello scorso anno con 5T, 4C1/C2 e 2C2, che ancora attende di essere trasformato in un volume da conservare in biblioteca e consultare in pdf, riguardava un aspetto tanto importante quanto trascurato da molti grafici (almeno per la mia esperienza): come si può gestire scientificamente una catena del colore tra campioni materiali, in quel caso interamente realizzati con coloranti o pigmenti (non con combinazioni CYMK da stampanti, intendo dire). Senza finire per fidarsi solo del proprio occhio e/o del fare correzioni ad capocchiam, magari pretendendo di definire tutti i colori con tinte unite da scale Pantone ma poi pretendere di realizzarli con mezzetinte in quadricromia, e giù di lì.

L'aspetto che ai grafici potrebbe interessare di più (credo) è quello della catena completa del colore passando da mezzi elettronici (foto digitali, scansioni, monitor, sw...) a oggetti materiali (foto in pellicola, campioni di riferimento, cartelle colori, stampati...).

Ma per quello ci sarà tempo in altri momenti.

Per meglio ragionare almeno su questa fase del lavoro di allestimento di una tavolozza per le sei rocche di cotone, comunque, possiamo osservare con cura i due grafici che allego al documento principale ed il relativo foglio di calcolo.

I dati di riflettanza a 10 nm e 7 decimali sono quelli che, con un po' di pazienza (... chissà perchè devo metterecela sempre io?) ho ricavato dai file xml nativi del Datacolor SF600. Differiscono significativamente da quelli del Macbeth 2020, e sarebbe interessante almeno saper sostenere una breve discussione di queste differenze: sia dal punto di vista teorico/matematico, sia da quello pratico/strumentale. Quelli di fianco sono i valori di K/S ottenuti dagli stessi dati con la solita formulina supersemplificata. Ci sono anche i valori CIELab riferiti a D65/10°, così come forniti dall'apparecchio - nel caso vogliate confrontarli con quelli dell'altro apparecchio e/o con quelli calcolati da voi.

Vedete che ho inserito anche un "giallo con UV", a titolo di confronto: è lo spettro della matassina gialla misurato escludendo il filtro UV a 400 nm, che invece è inserito per tutte le altre.

Sia i nostri amici di quarta che tanno studiando le basi del colore, sia quelli di quinta che stanno riprendendole ed approfondendole per lo studio di un ciclo produttvo reale, sia naturalmente quelli di tessitura/moda a cui forse interessano di meno gli approfondimenti, possono trovare di qualche interesse dei link come questi, anche se alcuni non sono una novità per le due quinte. Quanto meno, possono essere spunti da discutere con i prof di matematica e di tintoria

- Una presentazione sommaria della matematica a cavallo tra gli spazi cromatici più comunemente usati.

- Un ulteriore riferimento a pagine che forniscono serie di dati originali per illuminanti, osservatori etc.

- Un "antico" riassunto di base sugli spazi sRGB, sviluppato per il web ancora che venisse definito lo spazio Adobe che molti usano come riferimento di fatto.

Solo per un rapido confronto visivo, metto anche la foto della matassine di 5C2 (4^serie) confrontate, per le sette tinture corrispondenti, con quelle fatte prima da 5C1 (3^ serie)

 

p.s.: Su coloranti e fibre, conoscete almeno queste cose ormai esistenti da un po',  by prof. Claudia? http://www.setificio.com/blog/dyes-1 http://www.setificio.com/blog/fibres http://www.setificio.com/blog/introduction-quantum-mechanics 

E avete guardato in questo stesso sito i materiali "antichi"?

 

 

Siamo pronti per finire il lavoro?

La nostra committente ha potuto guardare  a fondo le matassine che sono a confronto sul tavolo del laboratorio ed ha scelto le tinte che vanno bene per lo scopo. Il contrasto viola-giallo è dato dai campioni 4_09 e 1_07. Per quello rosso-verde, 4_07 e una via di mezzo tra 4_02 e 4_03. Per quello arancio-blu, 4_06 e "qualcosa di meglio" rispetto a 2_09. Come esercizio per le vacanze, da fare un po' rapidamente, bisognerebbe affinare queste incertezze. 

Il verde è comunque un po' debole a causa della mancanza di un giallo più pulito (non abbiamo più disponibile il "vecchio" giallo flavina che avrebbe permesso di estendere la tavolozza ed avrebbe anche avuto una buona solidità alla luce). Una possibile alternativa poteva essere la matassina che ho preparato io dal bagno di tintura "sprecato" ex 3_03, verde molto brillante, bluastro, per il quale ovviamente non abbiamo la ricetta esatta.

Il blu ci ha lasciato dei dubbi. Anche se non era quel che avrei pensato, la committente ha pensato che un contrasto efficace per il suo scopo sia quello di incupire 2_09 facendolo diventare un marino.

Appena possibile carico anche l'ultima serie di spettri; soprattutto 5C2 che ha avuto modo di fare un esteso ripasso sulla campionatura spettrofotometrica (ma anche 5C1 che ha avuto la possibilità di una sessione riservata per esercitarsi sul foglio elettronico) dovrebbe adesso fare un piano di lavoro che sia basato su "chi fa cosa, come e quando":

1) esatta definizione delle ricette per schede di lavorazione che si possano mettere su senza necessità di correzioni, e questo almeno per tutte le tinture già "certe". Abbiamo già almeno due settimane di ritardo, lo sapete...

2) analisi dei dati relativi ai campioni sopra indicati (...anche se, una volta fatti i primi due, non ci vuole niente a caricare pure tutti gli altri...) per stabilire le relazioni di complementarietà e distanza in tutti gli spazi che sapete maneggiare (cioè almenoCIE 1931 e CIELab/ch), così che possiamo capire come valutare matematicamente quanto ci viene espresso percettivamente.

Vi ricordo che quest'ultima operazione, che la 5T dell'anno scorso aveva svolto autonomamente usando efficacemente i fogli di calcolo, è molto importante per mostrare che siamo capaci di avere un "dialogo" efficace con le altre sponde del nostro mondo, quelle che a vario titolo studiano una collezione e realizzano un prodotto finito.

E non possiamo che ringraziare ancora la prof Gumiero per averci dato una richiesta di fornitura precisa, semplice, chiaramente definibile e al tempo stesso concreta e realizzabile...

L'operazione di controllo a fondo della qualità di tintura della rocca di prova verrà fatta al rientro dalle vacanze svolgendola alla roccatrice e campionando estesamente il filato svolto.

È appena il caso di dire che ogni riflessione teorico-applicativa su questo lavoro, che ci ha assorbito una quantità di tempo sproporzionata ma almeno ci ha dato modo di ripassare a fondo il programma svolto in 4^, potrà essere parte integrante delle prossime verifiche scritte .

Spal

p.s. Ho appena visto questo link che ci interesserà per il finissaggio, il prossimo argomento che completeremo entro aprile, e che so interessare particolarmente uno di voi a cui piacciono i materiali impermeabili.

Spettri e colori alimentari

Ho caricato altri spettri relativi ai lavori più recenti. Tutte le prime due serie di cotone per la messa a punto della tinture rocche (che ci è stata richiesta dal Laboratorio di Tessitura), tinte da 5C1 e 5C2, lette a 20 nm dal Macbeth, e un paio di dati di riscontro che ho ricavato sul Datacolor SF 600 per confronto. In questo caso ho lasciato il modulo un po' grezzo e sporco, così come l'ho importato dal file .xps.

Non vi do' di proposito indicazioni perchè vorrei che capiste da soli se vi servono altri dati, se dovete fare domande o cos'altro. Chiaro che, come di regola, se non ci sono domande significa che avete capito tutto!

Cosa pensate risulti dal confronto tra le due serie di dati? (suggerimento: possono essere cose di cui avete parlato molto non solo in Tintoria ma - soprattutto? - in Analisi...)

A proposito di coloranti alimentari, date magari un'occhiata a questa breve pagina sulla chemofobia alimentata da qualche (autodichiarato) ignorante. http://justlikecooking.blogspot.it/2013/03/please-set-me-straight-on-syn...

Sorry but...

 Mi spiace ma in questo caso non credo sia possibile fornire uno spazio come quello richiesto sul sito. Parte è sicuramente colpa della mia competenza tecnica limitata, ma vorrei far notare che  dietro a un wiki c'è un numero enorme di file in linguaggi a me sconosciuti che interagiscono tra loro (esattamente come per questo "semplice" sito) e che vanno impostati e tenuti sotto controllo in un modo che è difficile anche per addetti ai lavori. Paradossalmente tanto è più semplice per un utente qualunque interagire e fornire contenuti ad un sito tanto più è complessa l'impalcatura che sta dietro. Fare pagine statiche per questo sito 5 anni fa per me sarebbe stata una passeggiata rispetto a quello che è stato mettere insieme questo... ( provare per credere...) Inoltre non mi pare produttivo fare una fatica bestia per un lavoro magari mediocre quando anche i guru usano piattaforme e repositories: da slide-share a google a youtube, da wordpress a wikispaces. Così davvero uno può concentrarsi sui contenuti. Del resto questi siti garantiscono sicurezza e possibilità di rendere pubblico solo quanto e quando scelto dal responsabile, anche niente e mai. Spero di essere stata chiara. 


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