Istituto Statale di Istruzione Superiore Paolo Carcano

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ICCE-ECRICE: anche il Setificio alla conferenza mondiale! (parte prima: come funziona?)

A Roma, dal 15 al 20 luglio, si è tenuto un avvenimento di notevolissima importanza per la didattica della chimica ad ogni livello, dalla scuola primaria ai livelli postuniversitari. Ho avuto il piacere e l'onore di rappresentarvi il nostro lavoro, specie quello che abbiamo svolto quest'anno.

Dire che è stata una conferenza straordinaria è quasi ovvio. Se non altro perchè, per la prima volta, sono state unificate le due più importanti conferenze del genere, l'International Conference for Chemical Education e l'European Conference on Research in Chemical Education, quindi ICCE-ECRICE, arrivate rispettivamente alla 22a e 11a edizione.

Per una descrizione di carattere generale, più “da insegnanti” o da pubblico non specifico, vi rinvio all'articolo che ho pubblicato su ilsussidiario.net, con il titolo - scelto dala redazione, ma che mi piace molto - Nella chimica, la "ricetta" contro l'omologazione culturale. Vi segnalo solo alcuni numeri che danno l'idea delle dimensioni: 574 delegati iscritti da 71 paesi del mondo, di cui oltre la metà da paesi extraeuropei nonostante la maggiore distanza. 624 lavori di ricerca sottoposti al comitato scientifico, che ne ha ammessi 356 come comunicazioni orali e 237 come poster.

Quasi tutti voi non siete pratici di congressi, per cui val la pena che vi spieghi come funziona, e capirete anche meglio le proporzioni di questo.

 Cominciamo a distinguere fra:

  • lezione plenaria
  • intervento orale
  • poster.

Preso nota? OK.

Le lezioni (lectures) plenarie sono quelle più importanti: magari, come in questo caso, di due diversi livelli (NO, non nel senso dei big e degli esordienti a Sanremo!). Tali interventi sono in genere scelti dal comitato scientifico della conferenza, che cerca relatori di grande fama e di sicuro successo, da cui possano venire riflessioni che senza dubbio interesseranno tutti i partecipanti. Infatti si svolgono in seduta unica, tipicamente nell'aula magna. È troppo rude dire che, pagando una quota di iscrizione, ognuno vuole che lo spettacolo valga almeno i soldi del biglietto? diciamo piuttosto che se si vola a Roma dall'Australia, dal Canada o dal Sudafrica, per un appuntamento atteso da anni, ci si aspetta di incontrare delle figure veramente autorevoli. Questi interventi avevano a disposizione rispettivamente un'ora o mezz'ora, riempiendo la mattinata fino ad ora di pranzo.

 

Dopodichè, gli iscritti possono proporre il proprio intervento, per esporre le proprie ricerche e/o opinioni. Proporli con un anticipo che in casi grandiosi come questo può essere di cinque mesi.

Se si ritiene che sia sufficientemente qualificato, originale, stimolante, ci si arrischia a proporlo al comitato scientifico come contributo orale: cioè, meritevole del classico quarto d'ora di celebrità.
Eh già, difficile che il tempo concesso vada oltre questi limiti, ma vi assicuro che in un quarto d'ora si può dire veramente tanto, se ci si concentra su un argomento che si conosce bene e ci si prepara - giustamente - con l'allenamento per una grande occasione. Ogni riferimento alla prima parte del colloquio della maturità è del tutto casuale, vero?

Non è possibile pensare di far partecipare tutto il pubblico a tutte queste presentazioni, che durerebbero settimane. La regola di solito è quelle di raggrupparle in argomenti, in blocchi tematici, che verranno trattati contemporaneamente in sale diverse, così che ogni spettatore possa scegliere il genere di interventi che interessa di più.
È chiaro che si corre il rischio di sentirsi dire di no, perchè il numero di proposte può andare al di là del praticabile. A Roma, se ho capito bene, si pensava a non più di 5 sessioni parallele: si è arrivati ad 8, e un giorno a 9!

L'alternativa è quella del poster. Sì, proprio come immaginate: il partecipante si porta un manifesto, di solito 100 x 70 cm, in cui cerca di riassumere quel che vuole dire, con l'uso più o meno bilanciato di testi, grafici e foto. Di solito lo si sceglie per presentare lavori molto specifici, oppure risultati preliminari; molti partecipanti ne propongono anche più di uno, magari “ruotando” i nomi degli autori. È la scelta più comune per i lavori degli studenti o dei neolaureati. Non è una scelta di ripiego, però: il poster non dura soltanto un quarto d'ora, ma rimane appeso per tutto il tempo (salvo in questo caso, in cui sono stati dati 3+3 giorni) e quindi c'è buona probabilità che venga visto veramente da tante persone, nelle pause o nei momenti dedicati proprio a queste letture. E poi, al ritorno, resterà esposto negli spazi del proprio istituto, a memoria degli studenti che sono passati e ad invogliare quelli che arrivano: ne avete visti anche al Setificio, o nei corridoi dei nostri amici dell'Insubria. A Roma ce n'era anche uno presentato da un gruppo di studenti del liceo "Leonardo da Vinci" di Treviso, che in un periodo di piena vacanza si sono spostati a Roma per una specialissima gita scolastica con i loro insegnanti!

L'esperienza che si vive in congressi simili - vorrei dire, di congressi simili in ambito scientifico, perchè altrove non mi pare sia sempre così - è vedere seduti fianco a fianco il premio Nobel, l'astro nascente della scena internazionale e l'anziano luminare già in pensione, insieme con giovani di 30 anni o magari di 18: e dove tutti, sia la superstar sia l'esordiente, ascoltano tutti con attenzione e prendono appunti, perché nessuno può mai dire di saperne abbastanza e da ognuno può venire il consiglio utile. Per poi magari proseguire nelle pause caffè o durante il pranzo; ma anche nel pomeriggio “turistico”, che per appuntamenti oltre i 3 giorni non manca, o durante le cene o le serate.

Chiudo la prima parte proprio su questo tema. Lo scopo principale per andare ad un congresso è proprio imparare: dalla cose che vengono dette, e dal contatto diretto con le persone, a cui nessun social network si può sostituire. Io, ultimo di cotanto senno, di appunti su come migliorare la mia didattica ne ho presi molti... chissà se i miei studenti se ne accorgeranno!

Nella prossima puntata, vedremo alcune delle cose che sono state dette.

 

 

Il Nobel Harold Kroto, in abbigliamento volutamente anticonformista, durante la sua spettacolare lezione

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