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La stampa a rapporto, con gli occhi del chimico - chimica e bellezza, uovo e gallina?

Con le quinte chimico tintore, in questi giorni stiamo vedendo come si passa dalla teoria della stampa alla pratica (questa pagina è stata "aperta" in diretta durante la lezione con la 5C1). In particolare, distinguendo la differenza tra la stampa piazzata e quella a rapporto, dapprima con le immagini digitali e l'inkjet, poi con la stampa tradizionale (passando attraverso disegno, lucido, fotoincisione, quadro...).

Anche se, per il momento, ci siamo limitati a immagini fotografiche con solo un po' di sfondo a rapporto, come nella foto (ahi che nostalgia di Barcellona '11 e delle vacanze...).

Per i nostri amici disegnatori quello che diremo sembrerà veramente banale, visto che loro ci si applicano per anni e lo studiano fin da piccoli.

Ma quello che interessa a noi è vedere che questi concetti sono intrinsecamente, splendidamente chimici.

Ricordate il Nobel per la chimica 2011, di cui abbiamo parlato qui? Daniel Shechtman, la sua attenzione nel vedere ciò che appariva nel suo laboratorio, nel crederlo possibile anche se sembrava assurdo (eyn chaya kazo!), nell'usare in modo impeccabile il quaderno di laboratorio, eccetera?

Le strutture quasicristalline da lui scoperte riprendono oggetti già noti nell'arte antica e studiati matematicamente, per esempio, da Roger Penrose, su cui vi consiglio la versione inglese di questo articolo di Wikipedia (non è soltanto per le voci chimiche, che le versioni italiane non siano altrettanto ricche).

Tiling, ovvero piastrellatura, o con un termine più preciso usato da artisti e cristallografi, tassellatura del piano. Anche qui vi consiglio questa voce wiki. E naturalmente non possiamo trascurare quelle di Escher, tipo queste. Sicuramente ricordate di averle viste mille volte. Adesso sapete anche riconoscere i diversi moduli ed il loro modo di ripetersi.

Particolare che forse a qualcuno sfugge: sono totalmente realizzate a mano, anche perchè i computer non c'erano ancora. Così come lo sono in genere tutti quei disegni a rapporto che i nostri amici degli altri due corsi storici del Setificio - chiamiamoli ancora per rapidità tessitori disegnatori di tessuti - si allenano a tracciare per avere le competenze necessarie per poi passare al CAD. I quali signori&signore, se avessero visto gli occhi stupefatti e i "ma come fanno?!" che i ragazzi di 5C1 hanno esibito vedendo dei disegni fatti a mano, avrebbero avuto ragione di gongolare.


Cosa sono tutti questi oggetti, così come i rapporti di uno stampato o i motivi che vedete apparire sul desktop se applicate certi sfondi? sono semplicemente cristalli bidimensionali.

Un cristallo, detto in termini un po' semplificati, è una struttura in cui parti uguali si ripetono nello spazio, sempre con le stesse regole, in maniera periodica lungo i tre assi. Ma possiamo trasportare la cosa anche ad oggetti che ci appaiono concettualmente bidimensionali, come appunto la superficie di uno stampato o di un tessuto non "operato".

Quasicristalli sono invece quelle strutture che si ripetono in base ad una certa logica matematica ma dando luogo a strutture sempre diverse tra loro.

Una fibra tessile, a livello microscopico, è però anch'essa caratterizzata da zone cristalline, eventualmente interrotte da difetti, e da zone sostanzialmente amorfe, cioè senza una struttura regolare. Proprio dal bilancio tra queste zone nascono le sue proprietà tecnologiche e tintoriali, e la possibilità di sfruttarle per ottenere cose belle e utili.

E, comprendendo questi comportamenti e quel che ne deriva, l'esperienza ci dice che si può capire molto più facilmente tutta la chimica: che non è la scienza di "come si prepara e si comporta una certa molecola scritta alla lavagna", ma di tutte le interazioni che esistono in un oggetto o un sistema macroscopico.

Ma c'è una domanda che da sempre i filosofi della scienza si sono posti: noi siamo in grado di leggere e riconoscere queste strutture nella chimica, nella materia che osserviamo al microscopio (o almeno immaginiamo), perchè prima abbiamo imparato a riconoscerle nell'arte - fosse pure quella del bambino che le costruisce con gli stampini?

O invece è che noi riusciamo a leggere queste forme e strutture nel mondo che ci circonda perchè siamo noi a vivere, ad esistere, grazie al fatto che il nostro corpo, i nostri organi di senso, il nostro cervello sono fatti di molecole simmetriche-ma-non-del-tutto? ovvero:

Viene prima l'uovo (la bellezza) o la gallina (la chimica)?

D'altronde, molte delle sostanze più subdolamente velenose lo sono proprio per la simmetria troppo elevata delle loro molecole, dal benzene al 2,3,7,8 - TCDD!

Non è la prima volta che mi sentite dire che la chimica delle fibre, del colore e della tintura è una delle più affascinanti, moderne e capaci di dare spunti che allargano la mente, direi.

A proposito di bellezza e chimica, su questi temi si gioca la 22^ edizione mensile del Carnevale della Chimica (sapete cos'è?). Trovate qui la presentazione.

(integrato il 28 ottobre)

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