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Seppie in discoteca e chimica mimetica?

Visto che la calura ci lascia un po' di tregua e anche il tempo di leggere qualcosa di rilassante, una paginetta veloce veloce che dovrebbe interessare i nostri esperti di chimica, moda e - penso - anche grafica.

Da un po' siamo martellati dall'ennesima pubblicità pinguin/telefoninistica, dove si vedono dei ballerini in discoteca con il corpo luminescente. I disegni corporei hanno un aspetto tribale, simile a pitture di guerra o iniziatiche; solo che le immagini si vedono solo al buio, sotto le lampade a luce nera (tra cui le più comuni lampade di Wood). Il fenomeno fisico-chimco che entra in gioco è quello della fluorescenza (che molti confondono con la fosforescenza), dato da certe sostanze "coloranti" che assorbono energia non nel visibile, come i coloranti ordinari, ma nell'ultravioletto - zona che noi non possiamo percepire con i nostri occhi, anche se in estate spesso ne subiamo i danni per una sovraesposizione (e vai di protezione 50!!), per poi riemetterla come luce visibile.

In genere l'energia che viene assorbita da una sostanza viene poi rilasciata in modo termico, cioè grazie alla progressiva ridistribuzione tra tutte le molecole che ne fa aumentare la temperatura. Ci sono dei casi - i nostri chimici li studiano in Analisi o (per chi ha ancora la fortuna di averla come corso specifico) in Tintoria - in cui parte dell'energia viene invece riemessa ancora come radiazione elettromagnetica, a lunghezza d'onda quasi sempre più bassa di quella assorbita. Questa è appunto la fluorescenza. Quasi senza saperlo ne facciamo un uso quotidiano con i candeggianti ottici, cioè sostanze che assorbono nell'ultravioletto (invisibile) ed emettono nel visibile: li troviamo nella carta, nei finissaggi tessili, nei detersivi e persino nei dentifrici, per dare l'effetto più bianco del bianco. L'uso esasperato per gli effetti da discoteca o da palcoscenico, già sperimentato negli anni '70, è tornato di moda da qualche anno grazie alla disponibilità di creme, smalti e gel per tutte le tasche e per tutti i gusti (beh, sui gusti non si discute!); ma c'è chi ne ha fatto una forma d'arte, e ne esiste addirittura un museo (che ha rubato il nome a Jimi Hendrix).

In questo caso il trucco da camuffamento viene usato per rendersi supervisibili.

Ma ci sono molti casi in cui trucchi ed abbigliamento servono a nascondersi, a travisarsi: parlo evidentemente dell'effetto mimetico, o all'inglese camouflage (che ovviamente è una parola pasticciata tra italiano e francese). Letteralmente dalla preistoria viene infatti l'abitudine a mimetizzarsi, per l'attacco o la difesa su un terreno di caccia o di guerra, con colori e disegni che nascondano e travisino l'aspetto di una persona rispetto al paesaggio che la circonda. Scusate se mi viene in mente l'indimenticabile Willard che sia avvia allo scontro finale con Kurtz in Apocalypse Now.
Del resto, nel mondo animale il mimetismo è comunissimo, dai felini maculati agli insetti e ovviamente ai camaleonti. Potete guardare questi straordinari filmati, se volete rinfrescarvi le idee; ce n'è uno in cui il travestitismo raggiunge limiti incredibili!


Al Setificio abbiamo conosciuto qualche allevatore di camaleonti, moltissimi appassionati dell'abbigliamento mimetico/militare (di solito, più tra le ragazze), e periodicamente alcuni che pensano a lavori di ricerca/tesine etc. proprio sulle forme e i colori mimetici usati sia nella moda sia per le specifiche militari. Un argomento affascinante, sia dal lato tecnico sia da quello artistico, e intorno al quale tra l'altro gira un business notevole sia nel fashion sia nell'industrial.

Vorrei chiudere allora con alcuni spunti su una forma di mimetismo molto particolare, quella rispetto alla visione infrarossa. Sappiamo che, mentre ci si può nascondere dalla vista nell'ultravioletto e nel visibile, è molto più difficile sfuggire ad un visore notturno all'IR (chimici, il motivo è ovvio, no?).
Proprio oggi vedo la segnalazione di come sia possibile sintetizzare un materiale mimetico nell'IR, usando grafene (e ti pareva...), per simulare la pelle di certe seppie che si rendono invisibili.
Un articolo simile su come i cefalopodi stimolano la ricerca nei materiali e nei finissaggi tessili, lo trovate qui. 

Se qualcuno è ancora al mare, provi a darsi da fare... male che vada potrà prepararsi un gustoso pranzo! E poi decida se in discoteca vorrà immaginarsi squalo, piovra o pesce lesso...
Se poi vi interessa una lettura più completa e molto scorrevole sulla chimica del mimetismo animale, eccovela

E se volete lavorarci in proprio, con pennelli, fibre e tinture, da settembre sapere dove trovarmi!


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