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Tessile da realizzare: tecnico e funzionalizzato. Il convegno di Dalmine (integrazione ed aggiornamento 31.7.13)

AICTC, la ben nota associazione che riunisce gli esperti di chimica e tecnologia che ruotano intorno al mondo del tessile, ha tenuto il 31 maggio 2013 un nuovo convegno, presso la sede di Dalmine dell'Università di Bergamo.

Come era già successo in precedenza, il Setificio ha accolto con piacere l'invito a partecipare. Non è stato possibile trasferirci in massa, al contrario dell'appuntamento di Como lo scorso settembre, dove la trasferta era stata (letteralmente) una passeggiata, anche perchè la data era paurosamente a ridosso della fine d'anno scolastico. Ma comunque la nostra delegazione è stata cospicua ed interessata: tre docenti (Guarino, Gumiero e Palazzi) e undici studenti dei corsi diurni e serali: Andreas, Camilla, Alessandro e Andrea delle 5^ chimico tintore, Francesco e Denise per 5^ e 4^ tessitura vecchio ordinamento, Annamaria ed Elena per la nuova 3^ moda, Elvira, Sonia ed Eleonora per 5^ tessitura serale.

Anche stavolta abbiamo tenuto una cronaca della giornata, che per problemi tecnici non siamo riusciti a trasmettere integralmente in diretta, e del resto stavolta c'era a disposizione lo streaming audio e video, di cui hanno approfittato alcuni nostri amici rimasti a Como.

La pagina scritta, riassuntiva, è però sempre un mezzo molto comodo per orientarsi nelle registrazioni integrali, e può servire da guida o da introduzione: abbiamo approfittato del tempo trascorso per inserire anche alcune integrazioni, con i collegamenti ai materiali di AICTC e altri siti.

 


 

La giornata si apre, dopo i messaggi di saluto, con la presentazione di Alessandro Gigli, volto storico dell'Associazione. Fa notare che persino un esperto, quando affronta un viaggio nel settore del tessile per usi tecnici, resta sorpreso dalla sua vivacità e capacità di innovazione. Il fattore comune degli interventi di oggi, che spaziano su temi apparentemente disparati ma tutti connotati dalla crescita nelle tecnologie, nei volumi e nel valore aggiunto, è la necessità di un approccio multiculturale, in cui nessuno può essere specialista solo del proprio ambito. Il tessile e la chimica hanno fatto davvero molta strada rispetto a 103 anni fa, quando AICTC nasceva al servizio delle aziende innovative di allora!

 


 

La prima sessione, Settori strategici per lo sviluppo dei tessili tecnici ,  viene presentata dal prof. Giuseppe Rosace dell'Università di Bergamo, nella veste di ospite.

 


 

Aldo Tempesti di TexClubTec affronta l'aspetto Mercato e trend di sviluppo, a livello internazionale complessivo dei mercati, in questo momento difficile e contraddittorio. Spesso nei momenti di crisi del tessile il “tecnico” viene visto come isola felice. Ma questo momento è realmente interessante, come è stato ribadito a fine aprile da un rapporto svolto su mandato dell'UE. Mettendosi nella prospettiva del 2020, anno simbolico di riferimento per molti progetti a medio termine, il consumo di tessile dovrebbe aumentare in modo sensibile, con una industria europea competitiva su settori nuovi. Di fronte a questi stimoli possono avere ricadute anche i settori tradizionali. Del resto, anche se è difficile scorporare dalle statistiche i dati per settore di impiego, negli ultimi decenni solo nel 2001 e in parte nel 2009 il “tecnico” ha avuto dei momenti di crisi.

Oggi in Europa ci sono paesi in cui il tecnico rappresenta il 50% dei mercato, ed è forse preferibile ridefinire il settore come "tessile per specifiche applicazioni tecniche", spesso addirittura non percettibili da chi lo usa. Grandi consumatori di questi materiali come l'edilizia ed i trasporti sono in crisi, tuttavia questo viene compensato dall'introduzione di nuovi ambiti di impiego, per migliorare gli stili di vita, i consumi energetici eccetera: per fare il più semplice raffronto, il lusso è sempre importante, ma può coprire solo una piccola fetta del mercato, mentre il non essere vincolati dai ritmi della moda ma guardare ad esigenze tecniche concrete garantisce stabilità di crescita.

La presentazione dettaglia poi le tendenze nelle principali aree, cominciando da BRIC (e in particolare Cina, India, Russia), ma senza dimenticare l'area mediterranea in cui i paesi produttori del Nord possono trovare possibilità di interazione con quelli della fascia Sud anche per lo sviluppo di nuove fibre e materie prime. Definisce poi i punti salienti su cui lavorare, tutti nelle chiavi della multidisciplinarietà e della collaborazione fra esperti di vari settori individuate in precedenza.

(nota: il rapporto UE è in versione originale qui  In Luglio è stato poi ripubblicato qui anche sulla GUCE. Una annotazione, ad uso degli studenti ma non solo: nella traduzione di finishing è stato usato il termine finissaggio - che come sappiamo in italiano ha una valenza più ristretta - anziché il più corretto nobilitazione)

 

Con la relazione Tessili per le costruzioni: iniziative di ricerca e sviluppo in corso, Alessandra Zanelli, del Politecnico di Milano, ci porta su uno dei campi in cui i materiali tessili appaiono rivoluzionari non solo all'occhio del profano. Distinguendo tra l'uso nelle scocche e nelle membrane, in funzione del loro ruolo portante o no nella struttura, i tessili diventano elementi sostitutivi di quelli tradizionali, dal cemento ai metalli. Anche i designer possono trovare molti imprevedibili spunti, senza dimenticare che i tessili possono essere la base per materiali intelligenti ed interattivi. Il designer usa materiali a base tessile come un sarto, e l'edificio diventa così la terza pelle che indossiamo, dopo quella che tradizionalmente pensiamo come seconda pelle, cioè l'abbigliamento.

La sfida è incorporare nel tessile edile funzioni specifiche come non solo l'isolamento e la protezione, ma anche la cattura energetica, l'illuminazione... Ciò richiede che la progettazione diventi unitaria, si progetta insieme la struttura ed il materiale con cui costruirla: addirittura, il materiale viene creato nel momento stesso in cui deve essere impiegato, in tempi ristrettissimi, con una capacità di progettazione integrale. Le forme imprevedibili spesso riprendono quelle della natura: foglie, ossa, steli, frutti.

Lo sviluppo sarà importante anche per riprendere e riqualificare tutta l'edilizia del boom tra gli anni 50 e 60, in cui mancava l'attuale consapevolezza energetica; i tessili hanno il vantaggio della leggerezza e del minimo ingombro, per inserirsi nell'esistente. Da un lato si pensa così ad applicazioni che parevano fantascientifiche, come le celle fotovoltaiche stampate serigraficamente direttamente nei materiali di copretura [e qui la nostra tradizione di stampatori ci da un brivido, perché pensiamo non solo alla serigrafia ma anche all'inkjet...], ma dall'altro alle notevoli possibilità di intervento nel restauro del patrimonio storico. Come ulteriori riferimenti, interessanti sopratutto per chi sia digiuno di queste nuove applicazioni, si rinvia a www.tensinet.com, www.contex-t.eu

 

Con una variazione rispetto al programma tocca ad un'amica di lunga data del Setificio, Gabriella Fusi Alberti, ora al Centrocot di Busto. Tema è Tessili e radiazioni elettromagnetiche: le applicazioni. I due campi di studio per la protezione sono quello dalle radiazioni solari e quello da microonde ed altri campi elettromagnetici a più bassa frequenza. Per prima cosa, osserva che curiosamente queste ricerche sono molto meno sviluppate da noi che altrove, dove di sole ce n'è molto meno!

Il primo ambito è sicuramente il più interessante e promettente. L'esposizione al sole può dare problemi a bambini, persone sensibili, ma anche chi lavora all'aperto. Lo sbocco può essere quello di ottenere abbigliamento o accessori con funzioni di protezione certificate, magari venduti in farmacia!

La progettazione parte dalla struttura dell'intreccio e dalle fibre, poi si apre alla scelta dei colori e dei finissaggi, con le ovvie implicazioni con la durabilità dell'effetto protettivo nelle condizioni d'uso e di manutenzione, che nel tessile rappresenta il tradizionale concetto di solidità.

Ovviamente il settore produttivo italiano può introdurre le sue capacità di elaborazione stilistica.

La base di partenza è la relazione tra i fototipi delle diverse persone e gli UFP [Ultraviolet Protection Factor: quei fattori che vediamo sulle creme solari, per capirci], cercando di spostare alcuni “dati di fatto” come quello per cui una elevata protezione da luce visibile ed ultravioletti si ottiene classicamente con tessuti scuri, che aumentano però l'assorbimento dei raggi infrarossi e quindi il riscaldamento. Tutte le sostanze usate nella progettazione di questi tessuti protettivi, dalle fibre ai coloranti, dagli uv absorbers ai candeggianti ottici fino agli agenti di finitura, richiedono uno studio e progettazione attenta.

Si tratta di saper gestire i nuovi criteri di prova, con un quadro ancora in definizione: il Centrocot è impegnato anche a coordinare la definizione di standard che portino ad un marchio ben riconoscibile dal consumatore. Essenziale è considerare come elemento di progetto anche la manutenzione, che va simulata preventivamente per sapere cosa succederà durante la vita utile del prodotto.

Ben più complicato è invece studiare la protezione dalle microonde e da altri campi elettromagnetici. È un settore che è stato paradossalmente ritardato nel suo sviluppo da molti articoli spesso inutilmente clamorosi, allarmistici, privi di base scientifica, che comparivano soprattutto una decina di anni fa. Un settore quindi che richiede cautela e rigore scientifico, con la preoccupazione di non indurre “nuovi mercati" gonfiati artificialmente ingannando il consumatore. Per quanto complesso, il settore lascia molto spazio alla creatività del filatore e del tessitore, per l'inserzione di filati conduttori che si nascondano nella struttura. Gli standard oggi in uso sono ancora pochi e riferiti ad applicazioni militari. Prove interessanti sono svolte su tessuti a maglia particolarmente adatti ad essere indossati. [anche qui ci tornano alla mente alcune ricerche svolte da nostri studenti in anni non molto lontani...]

 


 

Dopo la pausa caffè ed i primi contatti e scambi di opinioni, che costituiscono uno dei momenti più preziosi di questi incontri, tocca a Fabio Foti, di La Feluca Travel Clinic, con DEET: campi di applicazione dell'industria tessile nei protocolli preventivi delle malattie infettive trasmesse da vettori.

Di nuovo la presentazione ci spiazza rispetto a quel che ci attendiamo in un convegno tessile: si parte infatti da una dissertazione su zanzare e altri piacevoli animaletti, segnalando le malattie più o meno note che questi diffondono all'uomo.
Tra i vettori, ricorda le zanzare di vario tipo (compresa l'ormai nota zanzara tigre), le zecche, i pappataci ed altri artopodi.
Tra le malattie, ci sono quelle da protozoi come le varie forme di malaria e leishmaniosi, quelle di origine batterica, come la malattia di Lyme, o quelle di origine virale, come dengue, encefalite giapponese, chikungunya, febbre gialla, febbre del Nilo, TBE, oltre al Toscana Virus che già dal nome indica l'origine nostrana. Bel cocktail!

Queste infezioni, che spesso danno origine a focolai epidemici anche in Europa (alcune sono praticamente endemiche), aumentano la loro diffusione anche in funzione della maggiore circolazione di persone (per turismo o per flussi migratori) e merci (la zanzara tigre è stata verosimilmente importata con il traffico di copertoni).

Per combattere la diffusione di queste malattie, oltre alle disinfestazioni, la scelta d'elezione è l'uso di sostanze repellenti che allontanano gli insetti. Esse possono essere applicate alle zanzariere, agli abiti o direttamente sulla pelle. Il più usato fra i repellenti è il DEET (dietiltoluamide), che però presenta diversi inconvenienti tra cui l'incompatibilità con alcuni materiali su cui agisce da solvente, cui vanno affiancandosi la permetrina e vari tipi di olii essenziali ricavati da vegetali, più efficaci e compatibili.

Se una zanzariera trattata con metodi convenzionali mantiene la sua efficacia per al massimo un mese, tessuti che incorporano l'agente repellente e lo rilasciano in modo controllato possono garantire una protezione più mirata e duratura; in questo caso è promettente un filato a base polipropilenica, da loro studiato.

 

Federico Meneghello, dopo aver presentato la realtà di una società di ingegneria come D'Appolonia SpA, propone Ricerca ed innovazione nel tessile tecnico: esperienze di successo. Un settore caratterizzato da molte PMI ha inevitabilmente una serie di limiti intrinseci per quanto riguarda le possibilità di innovazione, e quelli finanziari spesso non sono i minori. Da qui la necessità di collaborare con università e centri ricerca, ma anche un diverso modo di proteggere la proprietà intellettuale sapendola condividere con dei partner opportuni, anche se molti a prima vista possono ritenerlo un controsenso.

Analizza, con una serie di esempi, le fasi con cui proporre e rendere vincente una certa innovazione; partendo dalla generazione dell'idea, fino al lancio commerciale. È importante conoscere lo stato di un mercato di riferimento, sapendo però guardare in modo interdisciplinare agli altri settori che lavorano su qualcosa di analogo o correlabile. Facendo riferimento alla Teoria per la Soluzione dei Problemi Inventivi (TRIZ), si tratta di individuare in quale fase dell'evoluzione di un'idea ci si colloca (introduttiva, di rapida crescita, di maturità), tenendo presente chi altri potrebbe avere tecnologie utili e/o potrebbe essere interessato; quindi, fibre naturali o man-made, chimica, medicina, ICT, nanotecnologie... Uno strumento fondamentale della procedura è l'analisi dei brevetti, anche per capire come si possa pensare un trasferimento ad altri settori; la progettazione va quindi insieme alla difesa delle proprietà intellettuale fin dalle prime fasi.

Tra gli esempi tessili che propone, una copertura edile a cappotto che si può applicare dove sono impensabili spessori elevati; un sistema modulare con cerniere per il trasporto in mare a lunga distanza di riserve di acqua potabile; contenitori a prova di esplosione per le stive degli aerei; rinforzi contro le scosse sismiche; tecniche per raccogliere gli sversamenti di petrolio in mare; infine, non trascurabile, un sistema per “rifunzionalizzare” i DPI che perdono le capacità protettive a seguito di usura e manutenzione. Altri progetti verranno citati anche da relatori successivi.

 

Infine Piero Sandroni presenta NewTex - PoloTexSport, con Grandi opportunità per piccole imprese disposte a cooperaree . Anche in questo caso si analizzano le possibilità e le opportunità che si propongono per questa particolare biodiversità italiana, quella della rete di piccole imprese che si dibattono tra limiti intrinseci e grandi possibilità. La loro esperienza, partita dai materiali legati al mondo dello sport, ha saputo coinvolgere una serie di attori per lo sviluppo di nuove idee, cominciando dalla capacità di inserirsi in bandi di finanziamento della Regione Lombardia.

Se in un tessile tecnico sono importanti tutte le fasi della filiera di lavorazione è importante anche saper passare dalla individuazione dei bisogni, alla prototipazione, per passare ai test in laboratorio ma anche sul campo - e qui nel settore sportivo entrano in gioco le collaborazioni con atleti impegnati in severe prove - arrivando infine a definire la brevettazione e la possibile marcatura di prodotto. Il marchio riconosciuto diventa uno strumento utile per difendere e valorizzare la proprietà intellettuale. Presenta quindi le iniziative in questo senso che sono già state curate da loro e quelle attualmente nella fase di introduzione.

 

 

La pausa pranzo ci è servita per ricaricarci confrontandoci con i relatori (purtroppo non è stato possibile ricaricare i nostri dispositivi elettronici e questo ci ha comportato l'impossibilità di completare questa pagina in diretta!).

 

 

La prima sessione pomeridiana, Funzionalizzazione dei materiali tessili, è stata presentata da Giuseppe Crovato, presidente di AICTC, ormai ben noto ai nostri studenti anche per le sue esperienze di fitodepurazione.

 


 

Con Georg Lang del gruppo tedesco Clariant ci si affaccia su un un mondo probabilmente poco noto ma affascinante e stimolante, quello dei cosmetotessili, ovvero dei materiali a base tessile che consentono il rilascio di sostanza per il benessere, analoghi ma distinti dai tessili sanitari.

Quiospheres®, che da' l'enigmatico titolo alla presentazione, è un marchio registrato per un nuovo tipo di microincapsulati, sviluppato insieme alla Lipotec di Barcellona. Essi hanno la caratteristica di mostrare elevata affinità con la pelle umana, così che il rilascio controllato degli agenti cosmetici può avvenire per effetto degli agenti presenti sull'epidermide stessa. La capsula stessa finisce per decomporsi senza interferire con l'effetto desiderato. Tra i principali problemi da superare ci sono le possibilità di distribuire e fissare uniformemente il microincapsulato su un tessuto, in modo da garantire la solidità alle fasi di lavorazione e anche di manutenzione, garantendo la durabilità del capo di abbigliamento trattato. Ad essa si deve unire la capacità di cedere in principio attivo in modo controllato e costante nel tempo, anche per molte decine di ore di effettivo impiego.

L'azienda ha attualmente sviluppato due linee di prodotti: quelli per l'idratazione e quelli per la cura della cellulite. Nel primo caso, molto utile per calze sportive e da lavoro, vengono usate glicoproteine trovate nell'Antartico abbinate a materiali resistenti per lo strato protettivo; garantisce un comfort ed una soddisfazione molto elevata di chi ha partecipato alle fasi di sviluppo. Nel secondo caso, ci si apre verso un mercato potenzialmente molto ampio, dove ditte primarie del settore calzetteria di alta gamma si stanno già validamente inserendo.

 

Tocca ora a Chiara Besnati, di Centrocot, che con Progetto StorePET: Tessile funzionale per il comfort abitativo ci riporta su materiali e tecnologie per l'edilizia, dopo aver presentato il ruolo che la struttura di Busto ha in questi progetti di ricerca. È noto che tra i settori a maggiore consumo e disperione di energia c'è quello degli edifici, e che la cosa può essere ulteriormente sfavorita dalla diffusione della lightweight building, in cui le strutture sono più economiche e leggere ma possono presentare maggiori problemi di dispersione - sull'esempio della relazione cui abbiamo assistito in mattinata. Tra i materiali che possono essere impiegati come isolanti, il PET si presta molto bene, non solo per le sue caratteristiche chimico-fisiche ma anche per la grande dinamicità del mercato del riciclo e recupero.

Si è quindi pensato di realizzare con tale fibra dei pannelli in non tessuto, che agiscano da supporto per elementi PCM (o materiali a cambiamento di fase). Questa tecnologia, già nota da tempo, sfrutta l'assorbimento ed il rilascio di energia quando un elemento liquido fonde o congela; l'idea è ora quella di inserire gocce di materiale PCM entro microcapsule che, a loro volta, siano incorporate strettamente nel pannello isolante, così da garantire lo sfasamento tra il riscaldamento diurno ed il raffreddamento notturno e ottenere l'inerzia tipica delle antiche murature molto spesse e pesanti. Si realizza il benessere per gli abitanti e al tempo stesso un elevato risparmio energetico. Le microcapsule da loro studiate sono nell'intervallo da 5 a 40 µm e le procedure di applicazione - in fase di sviluppo - riguardano il melt-spinning, l'electrospinning e la deposizione spray. Anche in questo caso la carta vincente è quella di far parte di una rete di aziende e strutture che possono gestire dei progetti finanziati. Gli sviluppi possibili riguardano altri settori come l'abbigliamento, i trasporti, l'agricoltura.

 

Sergio Maccarini di Reggiani Macchine Spa ci porta su un terreno che per noi è apparentemente più consueto, quello della Stampa digitale applicata ai tessuti tecnici . Perchè anche i tessuti tecnici devono poter essere trattati e stampati, e spesso presentano problematiche sensibilmente diverse da quelle dei materiali convenzionali.

La proposta dell'azienda bergamasca in questo caso si rivolge a due aspetti principali: l'adesione ottenuta mediante trattamenti al plasma e la stampa con macchine che utilizzino la reticolazione (curing) per irraggiamento con UV.
In questo caso la linea di macchine da stampa inkjet va ad affiancarsi ai due filoni già consolidati, la stampa a sublimazione e la stampa diretta. Le linee possono integrare le due tecnologie così da permettere una molto maggiore bagnabilità del tessuto che viene irraggiato con il plasma immediatamente prima della stampa, migliorando così la penetrazione e la solidità e riducendo l'effetto diritto-rovescio.

La ricerca su queste tecnologie parte dalle esigenze di risparmio energetico e nei materiali, di ampia gamma cromatica, di prestazioni e solidità elevate. Si rivolge a bandiere, striscioni, tende ed altri materiali destinati ad elevate sollecitazioni, ma anche a materiali rigidi come lastre di vari materiali.

 

Giuseppe Rosace si ripresenta ora al palco in veste di relatore, con la comunicazione Materiali tessili interattivi per applicazioni medicali. Parte dalla constatazione che la popolazione mondiale non è solo in aumento, ma anche in progressivo invecchiamento e, al tempo stesso, alla ricerca di un migliore grado di benessere. La possibilità di inserire in tessuti per l'abbigliamento dei sensori porta all'ottenimento degli smart textiles, capaci di raccogliere e trasmettere in tempo reale informazioni sull'organismo e l'ambiente circostante. Al tempo stesso questi sensori integrati devono essere di costo relativamente basso ed essere molto tollerabili dall'organismo. Si possono individuare almeno undici aree in cui questi dispositivi possono essere interessanti, dall'intrattenimento allo sport al militare, ciascuno con le proprie esigenze di prestazioni. La multidiscipinarietà in questo caso diventa essenziale, perché il tessitore, il tecnologo dei materiali, l'elettronico ed il chimico analista devono portare ciascuno il proprio contributo.

Il progetto che presenta in questa sede riguarda la possibilità di creare nelle fibre dei veri microlaboratori capaci di rispondere alla presenza di determinati analiti. Il reagente immobilizzato “sente” componenti del sudore o dell'ambiente esterno, per esempio il grado di idratazione, il contenuto in ioni calcio e magnesio o in acido lattico, e un microscopico trasduttore ottico, piezoelettrico, elettrochimico è in grado di comunicare con dispositivi informatici. In questo caso si usa un sistema reagente che viene immobilizzato nella fibra mediante tecnologie sol-gel, analoghe a quelle in uso per diversi tipi di finissaggi.
Il sensore è di tipo ottico, con microscopici LED, sfruttando il principio che usiamo da due secoli con gli indicatori cromatici o gli spettrofotometri, ma inserendoli direttamente nel vestiario in modo interattivo. L'importante è che i sistemi siano anche rapidamente reversibili con una durata molto lunga ed un tempo di risposta sufficientemente breve.

 

Il relatore seguente, Solitario Nesti per Next Technology di Prato, ad alcuni del nostro gruppo ricorda una bella ed estesa presentazione che ci aveva offerto all'ITMA di Barcellona. Oggi tratta di Materiali nanostrutturati antibatterici e antivirus per la realizzazione di pavimenti e superfici in genere, per migliorare la salute e sicurezza delle persone.

La spinta per questo progetto è partita da una richiesta non così consueta nel mondo tessile: un allestitore di autoambulanze chiedeva un rivestimento interno antivirale e batterico, sulla spinta specialmente dei soccorritori volontari.
Il problema della igienizzazione interna dei veicoli non è solo relativo alle ambulanze, varrebbe per tutti i mezzi pubblici di trasporto, ma per i veicoli sanitari è di particolare importanza. C'è un serio aumento delle infezioni correlate all'assistenza, spess anche resistenti agli antibiotici o ad altre cure, e mentre in ospedale gli spazi, i tempi ed i modi di lavoro possono consentire altri tipi di cautele, nelle autoambulanze l'esposizione, sia pur breve, diventa molto intensa. L'idea anche in questo caso parte da qualcosa di noto, la fotoossidazione data da strati superficiali di TiO2; la sfida qui consiste nel rendere permanentemente attiva la superficie anche con esposizioni alla luce poco intense, ottenendo agenti disinfettanti di pronta efficacia e su superfici durevoli ed impermeabili, che permangano per qualche tempo una volta cessato l'irraggiamento.

La ricerca ha portato alla produzione del Sunox, un materiale che ha mostrato di poter agire anche nelle condizioni di illuminazione di un veicolo, e che quindi permette ai radicali ossidrile ottenuti per fotocatalisi di agire senza sosta nei confronti di virus e batteri mesofili, quelli associati alla maggior parte delle infezioni umane trasmissibili.

 

 

Dopo la pausa caffè pomeridiana, l'ultima sessione, Esempi di successo nei tessili tecnici, è condotta da Antonio Mauro di AICTC.

 

 

Inizia Paolo Canonico per Saati Group SpA, con la relazione Materiali e tessili innovativi per la comunicazione e l'elettronica .

L'azienda di Appiano Gentile parte nel '35 come tessitura serica; pochi anni dopo, durante la guerra, si specializza nei tessuti per paracadute in poliammide; ora è diventata un gruppo multinazionale che cura tessuti tecnici per filtrazione, stampa, protezione, compositi, oltre ad una divisione chimica. Qui presentano due settori applicativi: tessuti filtranti speciali e serigrafia, applicati ai componenti acustici ed elettronici.

I tessuti che vengono usati per coprire le cuffie, i microfoni, gli auricolari devono avere molte caratteristiche estetiche, di comfort, oltre che naturalmente non interferire con l'acustica del sistema; devono però avere anche un elevato e permanente effetto barriera nei confronti dell'acqua e della polvere. Non dimentichiamo che un altoparlante - come quello dei telefonini - contiene un magnete molto potente, e che di polvere ferromagnetica nelle nostre tasche ce ne può essere parecchia.

L'altra applicazione “invisibile” ma ormai indispensabile è quella dei touch screen per telefonini e tablet. Non solo lo schermo e le parti decorative sono infatti decorate serigraficamente - qualla sarebbe la parte “facile” - ma attraverso numerosi passaggi serigrafici sono ottenuti anche i sensori invisibili su cui passiamo le dita e che generano i segnali.

 

Adriano Moioli della NTT srl propone un altro lato dell'immenso mercato dei tessuti tecnici. Nuova famiglia di tessili tecnici da spalmatura “solvent free”: caratteristiche tecniche, applicazioni, sviluppi innovativi.
I materiali compositi a base tessile, ottenuti per spalmatura o impregnazione con resine, coprono i settori più disparati. Le resine più versatili sono senza dubbio le poliuretaniche, tuttavia per ottenere prestazioni molto elevate fino a poco tempo fa era indispensabile partire da sistemi al solvente; essi richiedono l'evaporazione, l'abbattimento ed il recupero di quantità enormi di solvente (mediamente un coating è solo al 20% di secco). Quindi: energia, problemi ambientali, anche il notevole rumore dei ventilatori.

La scommessa della piccola azienda è stata l'ottenimento di materiali spalmati completamente senza solvente, dosando inoltre i prepolimeri in modo tale che il calore di reazione sia sufficiente a mantenere la temperatura di reticolazione. Il film così ottenuto ha caratteristiche strutturali sensibilmente diverse da quello che deriva dall'evaporazione del solvente, consentendo applicazioni del tutto particolari in cui i poliuretani possono sostituire i siliconi, rispetto ai quali hanno resistenze meccaniche incomparabilmente superiori. Tra esse, un composito impregnato di particelle di metalli pesanti con cui sostituire le protezioni in piombo per gli operatori X-ray degli ospedali e degli aeroporti, che può essere autoclavabile, oppure strutture per edilizia, per nautica e per usi più consueti come pelli sintetiche per sellerie e calzature.

 

Andrea Pestarino di D'Appolonia presenta un progetto curato con Marco Cassina, di Vogue Service, cioè Stampa digitale: evoluzione tridimensionale con il progetto LionTex (che sta per Lenticular Images directly ON TEXtiles), inserito nel settimo Framework Programme europeo. La tecnologia dei materiali lenticolari è ben nota, viene usata da decenni per produrre supporti per cartoline ed effetti decorativi. La sfida attuale è quella di produrre tali superfici direttamente su un tessuto, usando stampanti a getto d'inchiostro opportunamente modificate. Il gruppo di aziende che sta lavorando sul progetto sviluppa contemporaneamente i software, le stampanti ed i materiali per ottenere materiali che consentano la produzione di tessuti ad alta visibilità, quelli che servono per indumenti ed accessori di protezione.

I problemi da risolvere mostrano tutta la complessità multidisciplinare cui ci si è riferiti nella giornata: la scelta dei materiali, la loro mutua compatibilità per garantire prestazioni elevate e durevoli, unite alle tecnologie applicative. Dagli sviluppi di questa tecnica potranno derivare applicazioni da destinare a tutti gli altri settori applicativi in cui la deposizione di materiali a spessore tramite getto d'inchiostro apre nuove prospettive.

 

Maria Vittoria Calimari, di Saraflex srl, presenta un progetto suggestivo curato da un gruppo che fa capo a InnovHub, ex Stazione Sperimentale Seta (la comunicazione era infatti prevista in programma a nome di Giuliano Freddi) insieme ad altre prestigiose strutture di ricerca e con il finanziamento della Regione Lombardia.

Il titolo è Bioingegnerizzazione di tendini e legamenti: utilizzo combinato di supporti tessili in seta e di cellule staminali adulte. Descrive una complessa ricerca, che dopo molti anni sta portando a risultato concreti, per la ricostruzione di parti anatomiche come i legamenti del ginocchio.
È noto che su un supporto il fibroina, ovvero fibra di seta completamente sgommata, è possibile far crescere colonie di cellule di tessuti negli organismi viventi, a partire da cellule staminali degli stessi organismi.

L'azienda di Cologno al Serio ha messo a disposizione le proprie competenze nei tessuti a treccia per ottenere legamenti artificiali costruiti da cordoncini a doppio intreccio in fili di seta, appositamente progettati. Innestando negli animali il cordone al posto del legamento crociato, e successivamente facendolo colonizzare dalle cellule staminali, queste si impiantano e lo avvolgono; man mano che la seta viene degradata ed assimilata, al suo posto cresce un nuovo legamento naturale. Il progetto potrebbe portare nel giro di qualche anno a risolvere nell'uomo un problema ortopedico molto diffuso, ma le potenzialità sono virtualmente molto più ampie in svariati settori della chirurgia sostitutiva.

 

Per la comunicazione conclusiva, gli organizzatori hanno scelto gli effetti speciali, ammesso che già non lo fossero gli interventi precedenti. Ettore Rossini di Extreme Materials srl si presenta con il provocatorio titolo Produrre tessuto a 1000 Euro al metro oppure 1000 metri a 1 Euro?

Partendo da precedenti esperienze in diversi settori hi-tech, la piccola azienda di Costamasnaga sviluppa nuovi materiali praticamente su ordinazione, inserendo in strutture per la maggior parte a base tessile fibre in leghe a memoria di forma, fibre ottiche, fibre conduttrici; tutto nella chiave della creatività trasversale. Con i materiali a memoria di forma si possono ottenere rinforzi in grado di smaltire grandi quantità di energia, finora provati in campo sportivo, ma possibilmente anche per attuatori meccanici. Con tessuti studiati sul modello delle tute spaziali, si realizzano tute per i cosiddetti “Moon child”, i bambini che temono qualsiasi esposizione agli ultravioletti, complete di circuiti di raffreddamento Peltier - in prospettiva potrebbero nascere uniformi per lavoratori esposti a condizioni estreme. Altre tecniche consentono di ottenere geotessili capaci di segnalare se il fondo di uno scavo sta cedendo, o di supporto a “giardini verticali” includendovi anche le sementi ed i sistemi di irrigazione, piuttosto che interni per auto dalle prestazioni avveniristiche.

Per mettere ancora una volta l'accento sulla multidisciplinarietà, il relatore fa notare che spesso bisogna saper cercare le tecniche anche arcaiche e non solo quelle innovative: ad esempio, per ottenere un tessuto elettroconduttivo è necessario usare un telaio a navetta e non uno a trama tagliata... per contro, il livello di creatività possibile per una piccola azienda può scontrarsi con la difficoltà ed i costi legati alla protezione brevettuale.

 


 

La manifestazione si è conclusa su queste immagini al limite della fantascienza ed i saluti di Gioseppe Crovato.

 


 

Queste note sono state elaborate in parte contestualmente, per la maggior parte successivemente, per le ragioni sopra indicate, e ulteriormente aggiornate con correzioni e l'inserimento di link. Chi ravvisasse delle inesattezze può comunicarcelo e provvederemo a apportare le rettifiche.

La pagina che contiene le slide delle presentazioni è questa; viceversa qui è possibile vedere le registrazioni audio/video (si consiglia un collegamento veloce; ultimo accesso 31.7.13).


 

p.s.: gli studenti delle classi quinte che hanno partecipato, nel frattempo, hanno conseguito i meritati diplomi, con risultati anche più che soddisfacenti: avanti così, gente, come vedete c'è spazio per darsi da fare!

 

Convegno di Dalmine, tessili tecnici: integrazioni

Si segnala che la versione "definitiva" del riassunto del convegno di Dalmine è stata inserita il 31.7; come al solito, se verranno apportate correzioni che vadano più in là degli erori di stumpa, se ne darà indicazione. Ogni suggerimento / richiesta di chiarimento è non solo gradito ma anzi espressamente richiesto!

Calze hi-tech intelligenti e studenti che guardano avanti

Ulteriore notizia di oggi

http://www.corriere.it/tecnologia/provati-per-voi/13_luglio_04/calza-int...

Dobbiamo imparare che quando queste cose arrivano sui mezzi di grande comunicazione ormai non sono più "novità" su cui lavorare, il business lo sta già facendo qualcun altro!

Ricordo il bel lavoro di maturità che aveva fatto due anni fa Elisabetta di V T, sui tessuti con sensori incorporati; con lei e il suo compagno Gian eravamo anche andati insieme a intervistare un primario ospedalierio che svolge ricerche avanzatissime in questo settore, ci aveva regalato un pomeriggio del suo tempo e dato informazioni di prima mano.

Ma mettersi a lavorare su queste cose solo nei mesi prima degli esami è troppo poco, bisogna cominciare prima e, soprattutto,  avere in mente di poter e VOLER continuare il lavoro iniziato DOPO gli esami (quando oltretutto non avremo più la testa concentrata sul fanciullino e l'assiuolo del Pascoli, così per dire e con tutto il rispetto) per mostrare a sé stessi ed al mondo che per noi scuola ed esame non sono solo una perdita di tempo ma lo strumento per costruire una tappa della nostra vita professionale ed umana.

Una delle ragioni per cui, nei limiti di quel che posso, cerco di tenere aggiornate queste pagine, è la speranza che almeno uno dei nostri studenti sia presto il nuovo intervistato in un servizio come quello qui sopra!

Tra l'altro, queste applicazioni sembrano più semplici per la maglieria, date le sue caratteristiche di aderenza. Noi siamo esperti di tessuti ortogonali e di jacquard. Cosa potremmo pensare? Gli stessi ragazzi di cui sopra, insieme a Vale e ad altri, avevano partecipato con successo ad un concorso con qualche idea del genere.

Ma bisogna credere nelle nostre idee...!!!

Regolamento UE su biocidi

Un punto molto importante emerso durante il convegno è quello dei tessuti che hanno funzione di protezione mediante l'uso di biocidi, così come del resto la protezione dei materiali tessili spesso richiede l'uso di sostanze che vanno dagli antitarme agli antimuffa e oltre.

Il nuovo Regolamento UE 528/2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale Comunità Europee circa un anno fa, il 27.6.2012, entrerà in vigore nei suoi primi aspetti pratici dal primo settembre 2013, seguendo un meccanismo analogo a quello del REACH.

Sarà il caso di parlarne sia per chi seguirà, il nuovo anno, l'ultima tornata di Perito Tintore, sia per chi ovviamente segue il triennio di Chimica; ma sicuramente qualche informazione riguarderà l'asse tessitura/moda e, naturalmente, non potrà non interessare chi segue il triennio di Biotecnologie.


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